«TITLE OF RECORD - Filter» la recensione di Rockol

Filter - TITLE OF RECORD - la recensione

Recensione del 21 ott 1999

La recensione

Quattro anni. C’è voluto tutto questo tempo ai Filter per confezionare questo secondo, attesissimo, disco. Il primo, “Short bus”, è una delle cose più eccitanti che ricordiamo aver ascoltato nel gelo post grunge. Una delle poche produzioni energiche che scossero la scena alternativa americana dallo shock di quello sparo, a Seattle, che spazzò via la meravigliosa mente di Cobain. Allora furono bollati come una band a metà strada tra Nine Inch Nails e Nirvana. I paragoni erano altisonanti: in poche parole, il meglio del rock anni 90. In più, già allora, si vedeva una chiara propensione alle sonorità elettroniche. Rock deragliato, industrial e reminiscenze techno, dunque. Era questo il mosaico del suono di Filter allora. Oggi le cose non sono cambiate di molto. Il sound gira ancora attorno a queste coordinate fisse. In più c’è una novità: se infatti nell’album precedente Richard Patrick (il cantante) era la personificazione di quella “white trash”, di quel sottoproletariato americano attorno a cui si sviluppavano le canzoni di “Short bus”, in “Title of record” i toni “dark”, da serial killer, adottati da Richard, si sono addolciti. Cosa abbiamo in mano allora con questo nuovo disco? Un inizio a dir poco sconvolgente. Un perfetto crossover ultra violento tra impennate metal, sonorità tribal techno, breakbeat elaboratissimi e aperture melodiche alla Deftones. Ascoltare i primi cinque brani per credere. Se il disco finisse al sesto brano “Title of record” sarebbe un vero e proprio capolavoro. Il problema è che poi Filter, dopo un inizio da rave metal industriale pensano brani da “chill out zone”, ballate dolci che in alcuni momenti stridono un po’ troppo con l’immagine ultradark e violenta del gruppo. Ben intesi, anche le ballate hanno una loro dignità. Anche qui c’è una grande ricerca sia sui ritmi che sulle sonorità “da sottofondo”, ma se avessero avuto la capacità di riscrivere canzoni elettroacustiche come “So cool” o “Stuck in you” (dal primo album), avrebbero colpito in pieno il bersaglio. Ma non fa nulla. Nonostante tutto questo “Title of record” si erge ben più in alto della media di molte produzioni odierne. Non perdetelo!

TRACK LIST

“Sand”
“Welcome to the fold”
“Captain Bligh”
“It’s gonna kill me”
“The best things”
“Take a picture”
“Skinny”
“I will lead you”
“Cancer”
“I’m not the only one”
“Miss Blue”

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