ANTI

Universal (CD)

Voto Rockol: 3.5 / 5
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di Michele Boroni

Una delle tendenze degli ultimi anni, specie nel mondo r'n'b e hip-hop, è quello di trattare il lancio di un nuovo disco come un evento di comunicazione sempre diverso e originale. Rihanna per il lancio di questo ANTI ha giocato molto sull'attesa, false partenze e false piste, paventando prima una collaborazione con Kanye West e lanciando tre singoli - Fourfiveseconds” (featuring Paul Mc Cartney e Kanye West), “Bitch Better Have My Money” e “American Oxygen” - che non sono contenuti nel nuovo disco. Poi accade che il leak del disco appare in rete, e così in fretta e furia ecco organizzata l'uscita su Tidal con 24 ore di download gratuito.
Strategie e crises management che vanno a braccetto. Va così.
Ma passiamo al disco.
ANTI è un disco piuttosto eclettico dove Rihanna da una parte continua a rivendicare il suo ruolo di contemporary bad girl, sia nei testi sia nei suoni (tendenza Drake e The Weeknd), dall'altra si impone come interprete matura rinunciando ai pezzi dance ma concentrandosi in ballad e canzoni dall'impianto classico e, in alcune occasioni, come nella cover dei Tame Impala, fare ancora un passo avanti tentando di trovare un punto d'incontro tra i suoni indie bianchissimi e il suo r'n'b.


In ANTI non esiste una figura di produttore esecutivo ma, come spesso accade nei dischi di r&b e hip-hop, ogni pezzo ha una squadra di producer e beat makers, tra cui qui Kurt Harrell, Timbaland, Hit-Boy.

Ecco l'ascolto brano per brano:
“Consideration” (feat. SZA): Si parte con una vera e propria dichiarazione di intenti. Drum machine sporca, linea di basso dub e il rap della brava e sottovalutata SZA e che si fonde molto bene con il cantato di Rihanna. E' lei a dirci che questo disco è tutto suo: “I got to do things my own way darlin' / Will you ever let me / Will you ever respect me?”

“James Joint”: Ancora un'altra traccia breve (1:12) che fa aumentare le aspettative di questo ANTI. Questa volta siamo dalle parti di Stevie Wonder e di quegli interludi costituiti solo da synth e Midi stratificati. Qui si parla proprio di quei joint: “I'd rather be smoking weeds”, esordisce infatti Rihanna. Una piccola sorpresa, tra le tante che questo disco ci riserva.

“Kiss It Better” : Ecco il primo vero brano che ci riporta alle atmosfere di certi pezzi pop anni 80-90 riletto con i suoni e lo stile di Rihanna, con un riff di chitarra elettrica ripetuto. Potrebbe diventare una hit per i teen a cui manca un riferimento sonoro di quegli anni.

“Work” (feat. Drake): Ecco il singolo lanciato ieri e che ha tutte le caratteristiche del tormentone rihanniano, con quel gioco un po' infantile di sillabe ripetute che entra subito in testa. Un mid-tempo che ricorda molto le ritmiche di Jimmy Jam e Terry Lewis (riascoltate con piacere nel nuovo disco di Janet Jackson). In mezzo alla canzone c'è Drake che fa Drake.

“Desperado”: Pezzo circolare e dark il cui testo gira intorno alla disperazione di Rihanna, indecisa tra la decisione di restare e l'impulso di lasciare. Da riascoltare.

“Woo” : Un altro pezzo dai suoni cupi e drammatici, caratterizzato da un beat marziale e glitchy. Ancora storie d'amore tormentate "I bet she could never make you cry / cause the scars on your heart are still mine." E tutti coloro che seguono la complicata vita sentimentale di Rihanna sapranno sicuramente a cosa si riferisce.

“Needed Me”: Se prima in “Work” c'era il featuring di Drake, ora questa “Needed me” sembra uscita dritta dritta dalla penna di Drake. Stessa struttura, stesso flow, stessi testi. In questo caso si parla di amanti particolarmente ossessivi e la bad girl parla chiaro “ Didn't they tell you I'm a savage? / Fuck it, white horse and a carriage / Bet you never could imagine.”

“Yeah I Said It”: Sicuramente questo ANTI raccoglie il suono di questi tempi. Qui ci troviamo nel territorio dark e sensuale a cui ci ha abituato The Weeknd e che Rihanna cerca di far proprio. Il piano sotto sembra quello di Robert Miles in “Children”.

“Same Ol’ Mistakes”: Questa invece è la sorpresa che vi avevamo anticipato. “Same Ol’ Mistakes” altro non è che la cover di “New Person, Same Old Mistakes ” pezzo che chiudeva “Currents”. Qui Rihanna con la sua voce tenue riesce ad essere sognante e sexy e ad emergere nel mare di synth. Un esperimento interessante che segna un ennesimo punto d'incontro tra il suono indie e l'r'nb più pop.

“Never Ending”: Come già successo nell'ultimo Justin Bieber anche qui non può mancare il pezzo con chitarra acustica. La linea melodica ricorda “Thank you” di Dido, ma c'è l'ohohohoh che la rende contemporanea e più di facile presa. Vincere facile.

“Love On The Brain”: Ora però ci ritroviamo catapultati in un perfetto clima anni 50 con i timpani, l'hammond, i coretti, il falsetto straziante ("I'm tired of being played like a violin") e tutti i doo-wop del caso. Un pezzo tradizionale dove Rihanna ne esce da gran professionista.

“Higher”: Questa traccia parte con dei violini lussureggianti e prosegue con la voce di Rihanna con la voce un po' roca e spezzata, probabilmente con a fianco una bottiglia di whisky e un posacenere pieno di mozziconi. Quasi una simbolica sfida alle Adele e alle adepte di Amy Winehouse. Peccato che duri solo due minuti.

“Close To You”: A chiudere il disco un'altra ballata con il pianoforte in primo piano. Ancora il lato morbido e dolce della bad girl in questo perfetta pop song scritta, come la precedente, da James Fauntleroy, cantante e autore che ha già collaborato con Justin Timberlake e Drake. “If you let me, I'll be there by now / close to you.”, canta e chiude un disco piuttosto variegato nei suoni ma decisamente più maturo, per un'artista che ha trovato il modo di saltare dai mid-tempo sexy e provocanti alle power ballads al pianoforte come questo senza perdere di credibilità. Ma che grazie alla sua voce riesce a trasmettere un senso di matura vulnerabilità al suo personaggio.