«CLOWNSTROFOBIA - Shade» la recensione di Rockol

Shade - CLOWNSTROFOBIA - la recensione

Recensione del 19 gen 2016 a cura di Fabrizio Zanoni

La recensione

Il 2015 non è stato un buon anno per il rap italiano. Dopo un triennio dove tutto ciò che funzionava nella discografia sembrava essere in metrica l'eccesso di proposta, spesso a dispetto della qualità e soprattutto della novità, ha visto allontanarsi dai piani alti delle classifiche sia nuovi volti che big del genere. Newtopia con i patron Fedez e J-Ax sono forse le uniche vere eccezioni (ma i loro dischi sono entrambi usciti nel 2014) mentre molto di più ci si poteva aspettare in termini di vendite da nomi come Fabri Fibra, Marracash e Gue Pequeno. Sono mancate anche le sorprese (ricordate “Parole di ghiaccio” di Emis Killa?). Tanta offerta, qualche buon disco che avrebbe meritato miglior fortuna (Nitro e Maxi B su tutti) ma in generale, come detto, una sostanziale carenza di idee nuove.

"Clownstrophobia" di Shade apre il 2016 del rap sotto major e spera sicuramente di invertire la rotta e battere le vendite del grande amico di rime Fred De Palma, con cui impazza ogni mercoledì su Facebook con piccoli rap a tema e con il quale ha diviso il primo video del disco “Se i rapper fossero noi”. “Sta iniziando un calo di interesse generale verso il nostro genere, non siamo più la novità come anche solo due o tre anni fa. Tanti ragazzini sono passati dal sogno di fare i rapper a quello di diventare delle webstar. C'è stata una saturazione di offerta, ora sta alla scena non permettere una nuova implosione del rap italiano come quella avvenuta alla fine degli anni '90. Da parte mia ho cercato di confezionare un lavoro con tanti contenuti e allo stesso tempo molto curato anche a livello tecnico", ci ha spiegato il rapper.
“Clownstrofobia” riprende e sviluppa quanto di buono il rapper di Torino aveva fatto ascoltare in “Mirabilansia” uno dei dischi rap in free download più curati mai usciti in Italia. Se avete amato l'intensa “Telefono senza feeling” in “Sogni d'odio” troverete l'ideale prosecuzione. Molte di queste canzoni d'amore in negativo (a cui aggiungiamo sicuramente la rabbiosa “Stronza bipolare”) hanno una fonte di ispirazione comune: “Le ho scritte tutte pensando alla stessa donna, una storia che, come si può capire facilmente, mi ha segnato e ossessionato trasformando sogni in incubi”. Shade non ha paura di contaminare il suo rap con il pop, e si avventura anche nel canticchiare qualche ritornello del disco.
In “Bar Mitzvah” sembra di cogliere un dissing al Fedez di “Faccio brutto” ma nel corso della nostra chiacchierata Shade parla bene a più riprese del rapper milanese. Ad esempio discutendo del brano in extrabit “Disco d'horror” che apre il disco dove c'è una rima dedicata al leader della Lega Nord “Qui in Italia c'hanno tutti paura dei clandestini, sono pieni di santini, tutti sani e Salvini". Menzione speciale per il brano “Patch Adams” sicuramente uno dei più intensi e belli del disco. "Clownstrofobia" restituisce una fotografia nitida di Shade, un disco e un artista che hanno qualità meritevoli di attenzione
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