«MAXIMILIAN - Max Gazzè» la recensione di Rockol

Max Gazzè - MAXIMILIAN - la recensione

Recensione del 06 nov 2015 a cura di Mattia Marzi

La recensione

"E poi è arrivato Maximilian, un uomo di un presente diverso": così Max Gazzè ha presentato il suo nuovo album di inediti, ideale sequel di "Sotto casa" del 2013 e di "Il padrone della festa", l'album realizzato in trio con gli amici Niccolò Fabi e Daniele Silvestri. Ma chi è Maximilian? In parole povere, lo potremmo definire una sorta di "alter-ego" del cantautore romano, arrivato da un'altra dimensione per sconvolgere i piani di Gazzè. Il nuovo lavoro del cantautore doveva infatti essere un progetto sperimentale, senza la struttura e la forma della canzone, da consegnare al mercato ad episodi e sotto pseudonimo (evitando addirittura il classico percorso delle presentazioni, delle radio e delle ospitate televisive): poi, con Maximilian, sono arrivate le canzoni "pop" perché - ha spiegato Gazzè - "da Sanremo 2013 in poi c'è stata un'ascesa in termini di collocazione pop".

Per evitare fraintendimenti: Maximilian non è un demone che ha portato Gazzè a svendere l'anima cambiando stile, genere e suoni. Semplicemente, è la parte più "pop", "popolare" di Max che ha preso il sopravvento su quella più introspettiva, cerebrale e sofisticata del cantautore. Pur essendo un disco da questa forma, infatti, questo "Maximilian" si presenta come un quadro eterogeneo, un assemblaggio giocoso con un suo equilibrio tra suoni, colori e forme.

L'album è stato prodotto dallo stesso Max Gazzè, che ha scritto le canzoni insieme al fratello Francesco, Enzo Vecchiarelli, Alessandro Ciuffetti, Antonio Toni, Francesco De Benedittis e Tommaso Di Giulio; i brani sono stati registrati e mixati a Roma la scorsa estate insieme allo stesso Baldi (chitarre), Clemente Ferrari (tastiere), Cristiano Micalizzi (batteria) e Max "Dedo" De Domenico (strumenti a fiato), e sono stati in seguito masterizzati a New York da Chris Gehringer presso lo Sterling Sound. Dal punto di vista dei suoni, in diversi episodi del disco spicca un gusto per l'elettronica e la musica funky, con arrangiamenti che ruotano attorno ai bassi, alle chitarre elettriche, alle programmazioni e alle tastiere (è così per "Mille volte ancora", "Un uomo diverso", "Teresa", "Ti sembra normale" - che potrebbe essere il prossimo singolo estratto dal disco - e "Disordine d'aprile", scritta e cantata con Tommaso Di Giulio, cantautore romano classe 1986 con tre album e diverse collaborazioni all'attivo: Gazzè lo ha conosciuto nel 2009, e nel 2013 lo ha pure scelto come artista d'apertura dei suoi concerti). Sul modello di "Sotto casa", il brano che Max presentò a Sanremo nel 2013 (una delle hit di quell'annata - il singolo fu certificato doppio platino), "La vita com'è" porta in primo piano l'anima più scanzonata e popolareggiante del cantautore, incarnando il concept di questo "Maximilian": una hit spudorata pensata come tale oppure una caricatura delle grandi hit?

In tutto questo, il cantautore non perde l'eleganza e la raffinatezza che da sempre contraddistinguono la sua scrittura: l'altra metà del disco si compone infatti di brani con un gusto più classico. Il Gazzè introspettivo di "Mentre dormi" e "Buon compleanno" fa capolino in "Sul fiume" e "Nulla", un brano estremamente complesso, con parole e suoni che si aggrovigliano e con quel tocco di onirismo e di fellinismo che aveva caratterizzato diversi brani dei precedenti lavori di Max. Atmosfere operistiche, infine, fanno da sfondo a "Verso un altro immenso cielo", una canzone che parte come una filastrocca a tempo di valzer, dal ritmo ternario, con un pianoforte che nel finale lascia spazio ad un'orchestra d'archi vorticosa e sontuosa, con accordi dissonanti a suggerire un senso di ascensione: "L'anima di Maximilian esce dal corpo e viaggia oltre il limite del tempo e dello spazio".
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