Recensioni / 24 ott 2015

Francesca Michielin - DI20 - la recensione

Voto Rockol: 3.0/5
Recensione di Mattia Marzi
DI20
Sony (CD)
Se non ci fossero stati i duetti con Fedez in "Cigno nero" e "Magnifico", forse ci saremmo già dimenticati di Francesca Michielin. Se non altro, perché di questi tempi tre anni di silenzio discografico sono tanti: il rischio è di perdersi, restare indietro e finire per essere dimenticati dal pubblico. In questo senso, Francesca è stata coraggiosa, ha seguito un percorso alieno e distante dalla prassi dei reduci dei talent: non è mai stata in gara a Sanremo (ha partecipato al Festival solo come ospite, duettando con Chiara Civello nel 2012), non è andata a chiedere canzoni ad autori di moda e quando ha capito di non essere ancora pronta per affrontare i ritmi e i tempi della discografia si è presa il suo tempo. Un tempo durato, appunto, tre anni. Adesso, a vent'anni appena compiuti, reduce da alcune esperienze che l'hanno comunque tenuta discograficamente attiva nel corso di questi mesi (i già citati duetti con Fedez, la colonna sonora di un film su Spider-Man - brava la Sony a seguirla in questo senso), torna con un nuovo album di inediti costruito mattone per mattone, procedendo per gradi.

Per chiarire: "di20" - questo il titolo del secondo album di inediti di Francesca - non è l'album della svolta elettropop della cantante di Bassano del Grappa, come lascerebbero intuire le sonorità dei singoli che ne hanno anticipato la pubblicazione, "L'amore esiste", "Battito di ciglia" e "Lontano" (con un ritornello che ricorda vagamente quello di "La notte vola", hit di Lorella Cuccarini datata 1989); piuttosto, è un disco che mischia melodie pop ad atmosfere cantautorali, in cui spicca un gusto per l'elettropop e che spazia da canzoni iper-prodotte come la stessa "Battito di ciglia" (ascoltatela in cuffia, è un tornado di suoni elettronici) a pezzi dal sound più scarno e spigoloso ("Amazing", dalla colonna sonora di Spider-Man), fino ad arrivare ad una ballad pianistica ("25 febbraio", che chiude la tracklist).

L'album di debutto della Michielin era prodotto da Andrea Rigonat con la supervisione artistica di Elisa e le canzoni in esso contenute - su tutte "Sola" e "Distratto" - tendevano a replicare il suono e le atmosfere della voce di Monfalcone, facendo di Francesca una piccola Elisa. Con "di20", che è stato prodotto da Michele Canova, la Michielin cerca di sganciarsi da quel modello e prova a costruirsi una propria identità musicale: un'evoluzione musicale c'è, e lo dimostrano proprio i tre singoli che hanno anticipato la pubblicazione dell'album, che fanno di Francesca una sorta di corrispettivo italiano di Lorde (con le dovute precauzioni) e che nascondono anche un lavoro interessante di arrangiamento e produzione (in "L'amore esiste" Francesca fa pure uso del vocoder, uno strumento che raramente si trova in un disco di musica pop italiana).

E tuttavia, l'elettropop in puro stile Lorde rappresenta solamente una delle facce di questo "di20" (che è stato presentato dalla stessa cantante come un icosaedro, un prisma dalle tante facce); nel resto del disco, l'ex vincitrice di X Factor (che oggi è una ragazza matura, caratterialmente parlando: basti ascoltare l'intenzione e la convinzione con cui interpreta le nuove canzoni) si confronta con brani più impersonali rispetto ai tre singoli e non sempre all'altezza del suo talento: in alcuni casi si guarda alle melodie pop in voga nel mercato anglo-americano ("Sons and daughters" e "Almeno tu", scritte rispettivamente insieme a Viktoria Hansen e Negin Djafari e a Colin Munroe e April Bender), in altri si ricalcano invece le caratteristiche e gli standard del pop nostrano ("Un cuore in due"); c'è un po' di dream pop in stile M83 (Francesca ha detto di ascoltarli spesso), ma c'è anche un pezzo ispirato a Tori Amos, 'Tutto questo vento', con una meccanica pianistica interessante (la canzone è stata scritta scritta insieme alla cantante dei Serpenti Claudia Franchini, al vincitore di Sanremo Giovani Giovanni Caccamo e all'autrice di "L'amore eternit" e Roma-Bangkok" Federica Abbate).

Il risultato è un disco piacevole all'ascolto, ma che non porta del tutto a compimento la maturazione musicale di Francesca: tra le tante facce del prisma non si riesce ad individuare quella predominante, ovvero quella che può essere considerata l'identità musicale della Francesca Michielin del 2015. Ci troviamo di fronte ad una cantautrice in grado di portare, nel suo piccolo, una ventata di novità nel panorama musicale italiano o solamente all'ennesima voce del "nuovo pop", quello del giro dei talent? La domanda, almeno per ora, sembra rimanere senza risposta, e forse è meglio così: alla fine questo disco rappresenta solamente una prova, seppur importante - considerando che arriva dopo tre anni di "silenzio" - ma comunque una prova.

Qualche riga a parte merita "25 febbraio": intensa ballad pianistica scritta testo e musica dalla stessa Francesca, che l'ha (giustamente) definita come la canzone più personale dell'album, è interpretata con voce pulitissima in un arrangiamento scarno, essenziale e spogliato di ogni artificio elettronico; è l'ideale anello di congiunzione con il primo disco e al tempo stesso una prova in vista di un eventuale partecipazione al prossimo Festival di Sanremo. Ché i tempi sono maturi e Francesca, a livello di personalità e carattere, sembra essere altrettanto matura.