LA RIVOLUZIONE STA ARRIVANDO

Sugar (CD)

Voto Rockol: 4.0 / 5

di Mattia Marzi

L'atmosfera è sospesa tra il blues e il gospel, la voce di Sangiorgi si fa profonda, mentre sullo sfondo un pianoforte, un organo e un coro eseguono una melodia celestiale: "Non ero forse io quello che non sapeva mai, non ero forse io sempre a sbagliare?". E' la fine della prima strofa di "L'ultimo bacio" ed è il momento migliore del nuovo album in studio dei Negramaro, "La rivoluzione sta arrivando", primo lavoro della band in cinque anni ad essere composto da soli brani inediti. Paradossalmente, però, "L'ultimo bacio" è la canzone meno rappresentativa del disco: sì, perché "La rivoluzione sta arrivando" è un disco di chiara impronta rock e lo è in tutte le derivazioni e le evoluzioni del genere: dal blues di "Attenta" al rock anni '80 di "Se io ti tengo qui", passando per il pop rock à la U2 e Coldplay di "Sei tu la mia città" all'arena rock di "Danza un secondo".

Giuliano e soci hanno definito il nuovo lavoro come la summa di quella che è stata la carriera del gruppo dal 2001 ad oggi: dentro a "La rivoluzione sta arrivando" c'è una sintesi di tutti i precedenti dischi dei Negramaro (gli U2, appunto, i Cure, la passione per l'elettronica) e uno sguardo al futuro. Le lavorazioni dell'album si sono svolte in diversi studi in giro per il mondo, tra New York, Madrid, Londra e il quartier generale dei Negramaro in Puglia, la "Casa 69"; il mix finale è stato fatto a Nashville, sotto lo sguardo di Jacquire King, pluripremiato produttore e ingegnere del suono che nel corso della sua carriera ha lavorato - tra gli altri - con i Kings of Leon, Tom Waits e Buddy Guy. Un aspetto importante della produzione riguarda il ritorno della band alla produzione artistica indipendente, seppur con il sostegno di Taketo Gohara (già collaboratore di band alternative rock nostrane quali i Marta Sui Tubi, i Verdena e i Ministri); ed è una produzione che appare meno "spericolata" e più minimale rispetto a quella massiccia di Dave Bottrill su "Casa 69": i Negramaro e Gohara hanno rivolto la loro attenzione ai piccoli dettagli, all'infinitamente piccolo; quasi in linea con il significato del titolo dell'album, che potrebbe sembrare pretenzioso ma che in realtà parla di una cosa semplice: la rivoluzione delle piccole cose, le sole che possono davvero cambiare il mondo.

Nel complesso, "La rivoluzione sta arrivando" ha un bel suono ed è perfetto per la dimensione del live: è un disco sincero, nel senso che il lavoro di post-produzione è ridotto ai minimi termini e alcuni brani sono stati addirittura registrati in presa diretta, senza sovraincisioni. L'attenzione è tutta concentrata sulla band, sul nucleo. Non a caso, è il primo album dei Negramaro in cui non compaiono duetti in dieci anni: "Volevamo fosse il nostro disco, è come se dovessimo dire a chi non ci conosce: ecco siamo questa roba qua", ha detto Giuliano presentando il progetto. Rispetto alle precedenti prove della band, la nuova produzione mette in risalto il suono delle chitarre: in "Attenta", ad esempio, la chitarra elettrica di Lele va a spezzare la propensione all'acustico della canzone (la penna di Sangiorgi, qui, racconta di un bacio come se stesse descrivendo un atto violento consumatosi sulla scena di un crimine e lo fa usando un codice linguistico proprio di un thriller, carico di tensione: "Non perdere di vista nemmeno l'ombra", recita ad esempio una frase del testo); in "Se io ti tengo qui", invece, la chitarra elettrica si fonde con la batteria e i sintetizzatori a rievocare alcuni alfieri del rock anni '80 (Smiths, Cure, New Order). Non mancano pezzi più vicini alle produzioni più "classiche" del gruppo ("Lo sai da qui", "Ma quale miracolo", dove le chitarre elettriche incontrano gli archi) e parentesi acustiche dai toni più soffici ("L'amore qui non passa" e la ghost track posta in coda).

"La rivoluzione sta arrivando" è un disco pieno di vita, potente, ma che nasce dal nero più nero, che è la morte (quella del padre di Giuliano, scomparso nel 2013); il tema della morte, non a caso, ricorre in diversi episodi del disco: "Il posto dei santi", ad esempio, un invito a godersi ogni singolo giorno della vita ("Vivere non è abbastanza se non c'è una danza", canta Sangiorgi intonando una sorta di filastrocca rock), "Lo sai da qui" (una lettera che il frontman del gruppo ha indirizzato proprio a suo papà) e "Onde" (dove il mare rappresenta la metafora della vita, con le onde che distruggendosi danno vita ad altre onde). L'ambiguità tra vita e morte è presente anche nella copertina del disco, un Jolly Roger - tipica bandiera dei pirati - rivisitata in chiave Negramaro che sintetizza due stati d'animo opposti a seconda delle aspettative di chi osserva: la felicità della vita o la paura della morte?