«MUSIC COMPLETE - New Order» la recensione di Rockol

New Order - MUSIC COMPLETE - la recensione

Recensione del 25 set 2015 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Chiudete gli occhi. Fate partire i primi secondi di “Plastic”. Bentornati negli anni ’80. Se poi parte “Restless”, l’orologio si sposta un po’ in avanti, fino agli anni ’90, ma il mondo è sempre quello dei New Order. Se poi li aprite, e guardate la copertina di Peter Saville, con la sua inconfondibile grafica che ha segnato tutte le produzioni della band di Manchester, il sogno è completo. L’unica cosa che vi potrà risvegliare è che con ogni probabilità quella copertina la starete vedendo su uno smartphone, o sullo schermo di un computer, non su un vinile o su un CD

I New Order sono tornati, e nonostante tutto riescono ad essere uguali a se stessi, senza imbarazzi. Si, senza imbarazzi: perché Peter Hook se n’è andato - lo psicodramma, se seguite un po’ le vicende della musica, lo conoscerete - ma quel suono di basso unico c’è ancora. E anche se lo suona qualcun altro, ci sta: è il suono dei New Order, ed è uno strumento, non una voce. Insomma, non rischia di fare l’effetto di certe band che cambiano il cantante, e il sostituto suona più uguale dell’originale.
Peraltro, “Music complete” - il primo album di inediti della band in oltre 10 anni, non esagera con quel suono. Non lo rimuove, ma diversifica: c’è pure un basso funky ("People on the high line”), in altri sembra pure quello degli U2 (l’inciso di “Academic”).

Si è letto che i New Order abbiano scelto di fare un disco più danzereccio rispetto al rock degli ultimi due con Peter Hook (“Get ready” e “Waiting for the sirens’ call”). Ed ascoltando “Music complete”, è vero: c’è più elettronica - non quanto in quel capolavoro di “Technique”, ma ci sono un po’ meno chitarre. Ma non è questo il punto.
Il punto è che i New Order sanno scrivere canzoni, le sanno arrangiare, le sanno strutturare. Qua nulla dura meno di 5 minuti, eppure suona tutto fresco, non ci si stanca mai. Persino nei momenti più caciaroni: soprattutto “Tuttifrutti”, con un improbabile parlato in italiano a incorniciare i ritmi retro-disco, ma anche l’inquietante “Stray dog”, con un parlato quasi horror di Iggy Pop. C’è solo un momento che stona un po’, ed è la finale “Superheated”, che sembra davvero troppo una canzone dei Killers, e non solo perché c’è l’allievo Brandon Flowers come ospite.

Ci si potrebbe chiedere se i New Order siano ancora rilevanti nel 2015. Di sicuro non lo saranno più come lo sono stati in quel periodo tra anni ’80 e ’90, in cui hanno praticamente inventato un genere musicale. Ma chissenefrega: dopo 35 anni quasi nessun artista è rilevante come al picco della carriera. Ma se riesce a riemergere da una storia complicata facendo dischi come questo “Music complete”, passa ogni dubbio. Belle canzoni, che suonano come loro, e loro soltanto. Pare poco?
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