«ASTRONAVE MAX - Max Pezzali» la recensione di Rockol

Max Pezzali - ASTRONAVE MAX - la recensione

Recensione del 01 giu 2015 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

Era il 2011, era ”Terraferma”. Era l’ultimo disco di inediti di Max Pezzali prima di “Astronave Max”. Possiamo partire da lì. Quell’album uscì contemporaneamente alla partecipazione di Max Pezzali al Festival di Sanremo con la canzone ”Il mio secondo tempo” e, visto a posteriori, quel titolo fu quanto mai profetico. Poco dopo infatti parte il ‘secondo tempo’ di una carriera di grande, grandissima soddisfazione ma che ormai pareva sul punto di viaggiare con il pilota automatico inserito. E sì, perché tempo un anno, o poco più, viene pubblicato ”Hanno ucciso l’uomo ragno 2012”, realizzato per festeggiare il ventennale di “Hanno ucciso l’uomo ragno”, il primo album degli 883, l’inizio del suo successo. Fu una grande operazione discografica, il cantante di Pavia (affiancato dai suoi pards di sempre, Claudio Cecchetto e Pier Paolo Peroni) chiama a sé, con grande lungimiranza, il gotha del rap italiano per reinterpretare le canzoni dell’album. Il successo è clamoroso. L’operazione lo rende molto popolare anche tra i giovanissimi e il seguente tour è un trionfo che va oltre le più rosee aspettative. L’anno seguente replicherà l’operazione con ”Max 20”, disco anche questo celebrativo, ma di una intera carriera, chiamando a partecipare alla festa molti tra i suoi colleghi maschi più rinomati (vero è che l’universo Pezzali è al maschile, ma sarebbe stato curioso coinvolgere qualche voce femminile e chiedo subito scusa per la divagazione).

Così si arriva ai giorni nostri e alla astronave che atterra sul pianeta Terra portandoci le nuove canzoni di Max, questa, detta per inciso, è sempre una buona notizia in assoluto. L’astronave del titolo è metafora del centro commerciale, spesso confinato nel nulla, e a lei è dedicata “L’astronave madre”, probabilmente la migliore canzone del disco: su una base elettronica alla ‘Max Pezzali’, una descrizione puntuale e malinconica delle cattedrali dei giorni nostri, dei nuovi luoghi/non luoghi di aggregazione/disgregazione della società, repliche l’uno dell’altra “Le scale mobili, i centri estetici, prodotti tipici, Big Mac, maglie del Manchester, scarpe e giocattoli, sali da bagno, smartphone”.
“E’ venerdì”, il primo singolo dell’album è un rilassato elogio del weekend interpretato come approdo sicuro dal sempre maggiore logorio della vita moderna.
“Prima in basso” (e tutte le altre in su) parla di uno dei grandi amori di Max, la motocicletta.
“Superstar” è l’elogio della cameriera da parte dell’avventore del locale di turno. Cari maschietti non guardate dall’altra parte, sta parlando proprio di noi.
“Sopravviverai” ha a che vedere con la fine di un amore e con la voglia di superare l’impasse del primo drammatico periodo per un domani che inevitabile arriverà. E fa il paio con “I fiori nel deserto” che descrive la rinascita di questo domani. E la storia continua e si chiude ne “Col senno di poi” quando il nostro protagonista incontra dopo qualche tempo il vecchio amore – presumibilmente quello di “Sopravviverai” – “ti ho odiato tanto sai, per un certo periodo ti ho augurato ogni malanno, ma non sul serio” e la ferita è ormai rimarginata.

”Niente di grave”, altrimenti il ciclo della vita. Max, ha un figlio di quasi sette anni, ed essendo lui cantore del mondo che lo circonda e riguarda non poteva non celebrare il fatidico passaggio - come ben sanno i papà e le mamme - da figlio a padre ripensando con tenerezza al proprio passato ma con la consapevolezza del cambio di ruolo. Legata a filo doppio a questa canzone è “Generazioni”, è sempre un ‘padre’ che osserva i giovani, ovvero quel che sarà il figlio dopodomani, durante una serata in discoteca. Li osserva e si ritrova a pensare che, nonostante lo scorrere del tempo e gli inevitabili cambiamenti della società, la gioventù ha sempre le medesime esigenze e speranze.
Gemella di “Generazioni” è “Come Bonnie e Clyde”: dove la vecchia generazione sognava un futuro ascoltando chiusa in un auto i Bon Jovi e i Run DMC ora, allo stesso modo, si sogna con Rihanna e Jay-Z.
”Fallo tu” è il quotidiano rinfacciarsi il quotidiano nella coppia, ma si pone subito rimedio con “Ogni giorno una canzone”, il trionfo dell’amore. A chiudere il tutto “Il treno”.

Il disco volutamente non ha una uniformità melodica e si fa contenitore di tutti i piaceri musicali dell’autore. Delle sue prove discografiche non è tra le migliori, mancano a mio parere quel paio di canzoni-inno che fanno la differenza e quel pelo in più di grinta che non avrebbe guastato. Ma è comunque un viaggio gradevole nell’universo di Max che molto spesso coincide con il nostro. Un universo che difficilmente tratta dei massimi sistemi. Che preferisce, per scelta o capacità, descrivere e riflettere con parole semplici sogni e bisogni alla apparenza anche banali con uno stile inconfondibile. Proprio per questo è a buon titolo e con gran merito il cantautore più pop sul nostro panorama musicale.
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