«IMPERFEZIONE - Meg» la recensione di Rockol

Meg - IMPERFEZIONE - la recensione

Recensione del 30 apr 2015 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Meg rompe un silenzio discografico durato ben sette anni e torna sulle scene con un nuovo album di inediti, il terzo da solista, "Imperfezione". Il primo tassello del nuovo lavoro, il singolo "Promemoria", era arrivato nell'autunno del 2012; da allora, l'ex 99 Posse ha pubblicato, ad intervalli irregolari, altri brani inediti, anticipazioni di quello che poi è diventato questo disco: nel 2013 furono diffuse presso il pubblico due canzoni, "Il confine tra me e te" e "Estate", reinterpretazione del classico portato al successo nel 1960 da Bruno Martino. Lo scorso mese di marzo, invece, Meg aveva pubblicato la title track del suo nuovo disco, "Imperfezione".

Il terzo album di inediti di Meg arriva, come dicevamo poco sopra, a distanza di sette anni dal precedente "Psychodelice" ed è frutto di una campagna di crowdfunding che ha visto la cantautrice partenopea raccogliere fondi dal mondo della rete; per lavorare a questo nuovo disco, Meg ha deciso di volare a New York nel tentativo di ricercare un sound moderno, "metropolitano", come lei stessa ha dichiarato presentando il progetto. Questo grande lavoro sul suono è la caratteristica che spicca maggiormente dall'ascolto dei nove brani contenuti all'interno di "Imperfezione": che è un disco di musica elettronica, con un'impronta "electro" più marcata rispetto alle produzioni passate della cantautrice. Per certi versi, si ha l'impressione che con questo disco Meg abbia deciso di portare alle estreme conseguenze il sound che aveva caratterizzato il suo primo album solista e ancor di più "Psychodelice" del 2008. "Imperfezione" è un album in cui a farla da padrone sono proprio i suoni; suoni che avvolgono, quasi come degli sciami e che piovono fitti come in un bel temporale: "Sono solo suono", canta lei in "Parentesi".
Per raccontare i precedenti lavori di Meg era stato scomodato, tra gli altri, il nome di un'artista di spessore internazionale quale Björk (una che dell'unione di generi molto distanti tra loro quali l'elettronica, il pop, l'alternative rock e il jazz, ha saputo fare il punto di forza della sua carriera); "Imperfezione" pare invece essere più orientato verso le recenti produzioni di FKA twigs e Tinashe: il nuovo di Meg è un disco che oscilla tra dream pop e trip hop, con spunti di jazz che arrivano all'improvviso, inaspettatamente (come in "Estate", in cui i fiati si trovano a convivere con l'elettronica). E' un disco imperfetto, dal suono sporco, a tratti ipnotico, psichedelico e distorto.

Se da un lato, in virtù di quanto detto fino ad ora, "Imperfezione" si presenta come un disco dal "sound internazionale" (definizione abusata, ma utile in casi come questo), decisamente al passo coi tempi, contemporaneo e interessante soprattutto per la ricerca sul suono, al tempo stesso l'ascolto risulta un po' difficile e richiede grande attenzione. La valanga di input e di stimoli sonori rischia di confondere l'ascoltatore, di dar vita ad un cortocircuito e di far apparire "Imperfezione" un album ridondante e un po' ampolloso non solo a livello di sonorità, ma anche a livello di testi, con frasi che si ripetono a mo' di mantra, in loop, spesso ingarbugliandosi (un buon esempio viene da "Illumina la notte" - usiamo i punti di sospensione per rendere l'idea dei silenzi ansiogeni inseriti tra le varie parole che compongono la frase: "E per la prima volta so cosa vuol dire... Quella parola che... A pronunciarla viene da ridere... Insieme a un nodo in gola... Quella parola che... A furia di essere pronunciata da tutti... Potrebbe per alcuni... Essere... Vecchia e consumata"). I brani travalicano tutti - o quasi tutti - il concetto di forma-canzone, spingendosi fino alla durata massima di 6 minuti e 41 secondi; insomma, si ha quasi l'impressione che Meg preferisca, a questo punto della sua carriera, orientarsi più verso un repertorio "cerebrale", le cui pareti rendono difficile l'accesso, piuttosto che intercettare il gusto popolare.
Poche e rare le eccezioni: il ritornello di "Occhi d'oro", ad esempio, gradevole, orecchiabile e simpatico; quello di "Parentesi", altrettanto orecchiabile, allegro e spensierato; l'accenno di dance presente nel secondo ritornello della stessa "Parentesi"; infine, la cover di "Estate", dall'arrangiamento affascinante e molto originale, a metà strada tra jazz, classica e elettronica.
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