«A FOREST OF ARMS - Great Lake Swimmers» la recensione di Rockol

Great Lake Swimmers - A FOREST OF ARMS - la recensione

Recensione del 29 apr 2015 a cura di Valeria Mazzucca

La recensione

Le vie della musica sono infinite, tanto quanto lo sono i modi di raccontarla. Alle volte si può iniziare con un'immagine. E questa è una di quelle volte.
Cercando su Google immagini "Great Lake Swimmers", lo schermo si riempirà di numerose foto del quintetto canadese. E fin qui tutto normale. Ma subito ci si rende conto di quanto queste fotografie siano incredibilmente tutte uguali: cambiano gli sfondi - sempre più o meno en plein air -, cambia la disposizione dei componenti nella posa, ma gli sguardi, l'espressione fisica e facciale dei cinque artisti rimangono praticamente invariati.

I Great Lake Swimmers sono i cugini maggiori (e canadesi) dei Mumford & Sons. Banjo e folk sono stati il loro pane quotidiano sin dagli esordi nel 2003, ma qualcosa li ha sempre trattenuti nella loro tana, o in questo caso è più appropriato parlare di caverna. Sì perché il loro ultimo album, "A forest of arms", è stato in buona parte registrato all'interno delle grotte di Tyendinaga, in Ontario, in perfetta linea con le inclinazioni ambientaliste del leader Tony Dekker. Tra una stalattite e l'altra, le voci e gli archi hanno così beneficiato dell'ampio respiro dell'eco, e chitarra e basso di un'acustica perfetta. La musica, d'altro canto, ha risentito un po' di questa mancanza di luce, costringendo il disco in dodici tracce poco brillanti che tendono a ripiegarsi su loro stesse.
E' emblematico il fatto che "Something like a storm", primo brano del disco nonché uno dei pochi venati di una certa vitalità, venga riproposto a fine album, svestito del suo brio e con un titolo diverso ("Expecting you").
"Zero in the city" è il singolo che fa il suo dovere; una bella bacheca per quei banjo, violini e batterie che negli ultimi anni abbiamo imparato a riconoscere ma che abbiamo anche già iniziato ad archiviare.
"Shaking all over" è una piacevole ballata, pennellata dalla delicata e decisa violinista Miranda Mulholland. E poi segue la serie di "Don't leave me hanging", "One more charge at the Red Cape", "I was a wayward Pastel Bay" e via dicendo. La tracklist procede blanda e inesorabile per poco più di 40 minuti. Purtroppo dunque niente di nuovo sul fronte canadese, per dirla in breve.



E' come se il treno del folk rock che loro stessi hanno contribuito a mettere in moto più di dieci anni fa gli fosse scappato dalle mani, perdendolo proprio sotto il naso. "A forest of arms" è come un fitto bosco in fin dei conti: sempre bello, per carità, ma i raggi del sole fanno fatica a passare. I Great Lake Swimmers sono pian piano arrivati al sesto step della loro carriera. Forse il settimo sarà quello decisivo?
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