THE WATERFALL

ATO Records (CD)

Voto Rockol: 4.5 / 5

di Gianni Sibilla

I My Morning Jacket sono diversi. Sono quanto di più lontano possiate immaginare dalle band della loro generazione e dal fighettismo indie-rock che andava di moda nei primi anni zero. Sono lontani dal neo-classic rock. Sono lontani dall’ "alt-country". E sono lontani pure dalle involuzioni di certo rock “jam”, quello di gruppi che dal vivo sono leggendari per le loro deviazioni e improvvisazioni, ma poi in studio non riescono a catturare la magia che creano sul palco.

No, i My Morning Jacket fanno dischi stupendi. Come questo “The waterfall”, che arriva a quattro anni di distanza da “Circuital” - in mezzo una serie infinita di concerti (recuperatevi qualcuno dei loro bootleg ufficiali, visto che difficilmente passeranno da noi), un disco solista di Jim James (con il suo faccione, il fisico imponente e i capelli spettinati è, a sua volta, quanto di più lontano da una rockstar vi possa venire in mente). E poi finalmente questo album.





“The waterfall” perfeziona il modello di “Circuital”, se possibile: canzoni irregolari, cavalcate che giocano con suoni, strutture e melodie. Ogni tanto ricordano gli Who, per le schitarrate e le aperture, come quella che fa partire l’iniziale "Believe (Nobody knows)”. In altri momenti giocano con citazioni che non ti aspetti: ritmi e tastiere di “Compound fracture” sembrano arrivare da certo rock anni ’70-’80 (la canzone mi fa venire in mente i Toto). E poi, certo, c’è l’Americana, come la ballate acustiche di “Like a river” o di “Get to the point” - quest’ultima è un piccolo classico, così come la finale “Only memories remains”. Non riuscirebbero a fare una canzone normale neanche se ci provassero, e infatti “Big decisions” è un primo singolo che non è un singolo, ma solo un rock con un ritornello un po’ più aperto del solito.
Il meglio arriva sempre nelle canzoni più (de)strutturate: "In its infancy (The waterfall)” fa segnare 5 minuti sul contatore, ma sembra durare un’eternità, nel senso che è una di quelle canzoni che contengono idee su cui un gruppo normale costruirebbe una carriera, non una singolo brano. Tra cambi di ritmo e di melodie, è il perfetto esempio di quello che sanno fare i MMJ: ti prendono per mano e ti portano sulle montagne russe.
Sentiamo raccontare spesso la storia che la musica è tutta uguale, che i gruppi e le canzoni si assomigliano; spesso è una lamentela del genere “si stava meglio quando si stava peggio”. Ma un gruppo che non suona come nessun altro se non se stesso: ecco quello è davvero una rarità. Avercene, di band e di album come questi.