«ORA O MAI PIU' - Don Joe» la recensione di Rockol

Don Joe - ORA O MAI PIU' - la recensione

Recensione del 04 mag 2015 a cura di Fabrizio Zanoni

La recensione

Se ci fosse un quiz dove viene chiesto di cosa parlano alcune delle principali hit rap di questo decennio, probabilmente i più abbozzerebbero una risposta molto generica. Perché il rap, che sarebbe parola all'ennesima potenza, deve molto ai beat. Il successo non sempre è dettato dalla comprensione del testo ma spesso dalla facilità di assimilazione di un ritornello; "Fuori dal tunnel" di Caparezza insegna. "Applausi per Fibra" non aveva uno dei testi più incisivi di Fabrizio Tarducci, ma la base di Big Fish creava dipendenza immediata; "Gangsta Paradise" (che molti non sanno essere nient'altro che la rielaborazione di "Pastime Paradise" di Stevie Wonder), con quella sezione d'archi da freccia nel cuore, potrebbe parlare dei nodi mancanti nei centrini a punto croce e avrebbe avuto comunque un successo planetario.
Non è un caso, a mio avviso, che alcuni dei dischi rap più attesi dell'ultimo anno abbiano venduto meno del previsto: alcuni rapper hanno deciso di fare a pugni con la melodia uscendo, però malconci dalla sfida. Onore quindi a chi, con una scelta di beat appropriato, ha saputo far volare le proprie rime non affidandosi solo alla potenza evocativa delle parole.

Inutile dire, a chi ha anche una conoscenza più che superficiale del beatmaking, che Don Joe, sia un'autorità nel campo. Uno che nei Dogo le parole le lascia spesso e volentieri ai compagni di ventura, ma che in studio davanti a leve, rotelline, led e campionatori è a suo agio quanto Belen in mini e tacco 15.

Chiariamo subito due possibili equivoci su questo disco: "Ora o mai più" non è il sequel di "Thori & Rocce". Intanto perchè non c'è l'amico Shablo a co-firmare i suoni ma soprattutto perché questo, per una buona metà, non è assolutamente un disco rap. Il primo singolo "Ora o mai più", cantato da Emma Marrone, chiarisce egregiamente il concetto: è un brano sostanzialmente dance. A chi vi scrive ha riportato subito alla mente, per come sono incardinati i suoni, "Fragili" primo singolo di "Non siamo più quelli di Mi Fist". "Le nostre ali" è affidata ad un'altra figlia di un reality, quella Francesca Michielin che tanta fortuna continua a portare a Fedez e che di featuring in featuring rischia di essere ricordata principalmente per la sua partecipazione in canzoni di dischi altrui. Il brano, il cui testo è scritto dal cantautore Alessandro Raina, funziona molto bene e ha qualità da singolo. "Come guarda una donna" vede alla voce un vecchio amico di Don Joe, quel Giuliano Palma che ha battezzato "P.e.s." uno dei singoli di maggior successo dei Dogo. "Peggio di te" è il primo brano rap del disco, le metriche sono opera di J-Ax con ritornello in autotune in dolce stil...Dogo. A metà disco forse l'ospite più importante: Giuliano Sangiorgi, inconfondibile voce dei Negramaro. "Tutto apposto" vede alla voce Maruego, rapper di origini marocchine che non ha sicuramente la popolarità degli ospiti precedenti ma grazie ad un campione di sax centrato confeziona un pezzo che entra subito in testa. Si resta sul terreno dell'hip hop con "Ti piaccia o no" cantata da Emis Killa, mentre "Come fosse ieri" sembra un brano di Sandra, regina della pop-dance degli anni '80 (qui però canta Julia). Il dialetto napoletano comanda nella penultima traccia del disco, "Woodstock" con Rocco Hunt e Clementino (anche lui appena uscito con il nuovo album chiamato a bissare il successo del valido "Mea Culpa"). E siamo al gran finale: potevano mancare Jake La Furia e Guè Pequeno? "Status Symbol" ha una bella base ed è un degno finale di un disco piacevole, piuttosto corto per i parametri musicali di oggi (10 tracce per 34 minuti di musica).
Che messaggio ci lascia questo album? Che Don Joe non è solo hip hop, anzi ha voglia di confrontarsi con generi diversi. Nella musica se hai talento i confini sono labili, in fondo da un violino escono cose valide per Bach come per gli Afterhours.
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