Recensioni / 19 gen 2015

Marracash - STATUS - la recensione

Voto Rockol: 3.5 / 5
Recensione di Fabrizio Zanoni
STATUS
Universal (CD)
ll disco di Marracash è stato un parto complicato. Dopo una gestazione da elefante (“King del Rap” è del 2011, i primi annunci di uscita del nuovo lavoro risalgono a fine 2013), dopo le doglie (il primo estratto è in giro ormai dal maggio 2014) si è andati di cesareo: ormai sembrava di parlare di un disco fantasma. Le polemiche intorno al pezzo apripista hanno addirittura spinto il rapper a crearne una versione interattiva con spiegazione strofa per strofa.
Sette mesi di voci che si rincorrono e poi a dicembre la svolta, l'annuncio che Marra sta terminando a Los Angeles il mixaggio e finalmente appare la tracklist ufficiale. A dimostrazione del peso specifico per la scena rap di un disco del cantante di Milano, le fazioni pro e contro non hanno nemmeno atteso l'uscita del disco per scannarsi: è bastato l'elenco degli ospiti. La critica virtuale della rete si divide tra chi giura che sarà il disco rap del 2015: "Antony Killhoffer. che ha curato il mixaggio a Los Angeles,lo ha definito un epic album. Lui ha lavorato con Michael Jackson, Rihanna, Kanye West...Può mai sbagliarsi uno così?”. Chi replica “Ma che capisce un americano delle rime di Fabio Rizzo? E poi featuring Tiziano Ferro? Ha campionato i Subsonica? Si è venduto anche lui”.
Ovviamente contano zero entrambi i commenti, perchè nella musica, per fortuna, le canzoni contano ancora qualcosa per formarsi un vero giudizio.

E allora com'è questo disco tanto atteso? Denso.
E' questo l'aggettivo che lo veste meglio. 18 tracce, 75 minuti di pensieri, storie, incastri metrici. Ho messo su carta i testi in Arial corpo 12 e la mia stampante laser ha partorito 12 pagine fitte in A4. Difficile trovare un disco con più parole. E quindi, come a Valentino Rossi (a secco di titoli tra il 2005 e il 2008) “perdoniamogli il ritardo”. Il fondatore di Roccia Music lo ha anche cantato in vari pezzi: si fa inseguire dalla manager per mettersi a scrivere, preferisce vivere, divertirsi, godersi la fama e le donne. Però quando accende la penna dimostra di essere una fuoriserie, uno che traccia una linea, alza asticella e parametri. Non un rapper facile da ascoltare, per gli incastri metrici veramente di altissimo livello che diventano a volte impossibili anche per un orecchio allenato. (Pregio o difetto? De gustibus).
Il disco segna un amichevole allontanamento produttivo dal suo storico beatmaker Deleterio (autore nel 2014 di un disco “solista”) che in “Status” firma solo una base. La parte del leone la recita Don Joe con tre produzioni e Marz con due; per il resto tutte produzioni diverse ad indicare quanto si sia voluto lavorare in direzioni sempre nuove. Ma non è comunque il suono a farla da padrone in questo lavoro, alcune produzioni scivolano via come semplice accompagnamento alle parole di Marra, musicalmente insomma, il disco non sempre tiene il passo.

E torniamo ai testi: leggendoli uno dopo l'altro può sembrare di avere davanti i capitoli di un romanzo, una storia di strada, di una periferia che ha avuto pochi privilegi e che ha fame di riscatto sociale e di simboli del benessere. Tutti concetti che vengono ripresi e sviluppati da prospettive diverse sin dai primissimi lavori del cantante. Chi lo critica ne riconosce solitamente almeno la qualità metrica ma gli rimprovera poca coerenza tra narrazione e vissuto (un esempio sul tema potete recuperarlo facilmente in rete con la storia della fuoriuscita di Caneda dalla Dogo Gang). Personalmente penso che il problema del rap italiano non sia rappresentato dalla sovrapponibilità tra quanto si racconta in un brano e la propria quotidianità (Al Pacino una volta terminate le riprese non va in giro per Los Angeles sparando alla gente!). Semmai resta un mistero perché si debba necessariamente restare legati agli stereotipi del gangsta rap Usa ma, nonostante questo, si continui ad avere una base d'ascolto essenzialmente ultra giovanile. "Status" ha diversi pregi importanti : il primo è quello di non avere l'ossessione della ricerca a tutti i costi della hit paracula. "In radio" ha nel titolo la sua destinazione naturale e ha nel cantato femminile la sua marcia in più, "Senza un posto nel mondo" ritornellata da Tiziano Ferro non potrà non essere un singolo data l'importanza dell'ospite e probabilmente in pista di lancio ci sarà anche il brano prodotto e cantato con Neffa. Il disco però non ha sonorità pop e non insegue il consenso delle ragazzine che adorano Emis Killa e Fedez. Gli ospiti sono tanti e prestigiosi: Fabri Fibra (di cui si attende l'album), Gue Pequeno, Coez, Achille Lauro, Salmo, Luchè.
Gustatevi l'acidità sonora di "Crack",gli incastri di "Status"e"Vendetta", la novità del tema e l'efficacia d'analisi di"Sindrome depressiva da Social Network". Ci sono molti pezzi che necessitano vari ascolti per cogliere tutto, in alcuni passaggi la rappata è troppo serrata per risultare anche fluida (non oso pensare cosa si potrà capire live) ma che piaccia o no Marracash torna dopo tre anni e dimostra di essere ancora avanti due giri di pista rispetto al 90% della scena italiana. Ha idee, tecnica, flow, voglia di sperimentare e di stupire, alterna con bravura ironia e serietà. Purtroppo casca nel vecchio vizietto di indugiare in qualche autocompiacimento di troppo ma attaccarsi a questo è risibile. Fare lo hater è un mestiere facile; il problema vero semmai è dimostrarsi migliori di chi si critica.
AAA Cercasi qualcuno capace di scrivere 18 tracce rap migliori di queste prima di aprire la bocca.