«PANSONICA - Marlene Kuntz» la recensione di Rockol

Marlene Kuntz - PANSONICA - la recensione

Recensione del 17 set 2014 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

10, 15, 20 anni. Non c’è una data precisa in cui bisogna celebrare l’uscita di un disco storico. Ma ci sono formati abbastanza consolidati: la versione rimasterizzata; la versione espansa con demo; la versione espansa con live dell’epoca; la versione reincisa; la versione reincisa con ospiti.
“Catartica” dei Marlene Kuntz usciva 20 anni fa. Uno dei dischi che hanno segnato il nuovo rock italiano (anzi il “Nuovo? Rock!? Italiano!”, come sottolineava il titolo di un libro di Alberto Campo. Quel disco ha segnato pure i Marlene Kuntz, definendo uno stile che poi si è evoluto (e parecchio): è diventato non meno elettrico ma meno rabbioso, sicuramente più lirico. Ancora oggi, però, ad ogni loro uscita c’è una minoranza che rinfaccia ai Marlene che “non sono più quelli di Sonica”, per citare la loro canzone più amata del primo disco. Un po’ come oggi i Club Dogo si autodifendono dicendo che “Non siamo più quelli di Mi Fist”: corsi e ricorsi storici del rock e del rap (ma questa è un’altra storia).
Quella stessa minoranza rumorosa magari avrà a che ridire anche su questa operazione, “Pansonica”, che celebra “Catartica”, citando proprio “Sonica”. O forse no - poco importa. Di “Catartica”, pure, qua non c’è niente: è un modo diverso di ritornare a quel periodo. In “Pansonica” ci sono sette “nuove” canzoni. Canzoni inedite, del periodo ’90-’95, mai pubblicate ufficialmente: solo “Capello lungo” uscì sul primo demo della band (quando il cantante era ancora Alex Astegiano, che oggi collabora ancora con i Marlene come fotografo la potete ascoltare qua). “Donna L” uscì solo nel ’98, in una versione dal vivo, sull’EP “Come DiSdegno”.
Ecco, queste canzoni vecchie-nuove ci restituiscono i Marlene in versione tutt’altro che nostalgica. La struttura delle canzoni, le scelte sonore e liriche sono molto diverse da quelle dei Marlene attuali: basta sentire “Il sig. Niente”, “Donna L” o “Capello lungo”, tutte attorno ai sei minuti, con cambi di direzione, deviazioni, e così via. Il rock più dritto di “Parti”, una virata più melodica di “Sotto la luna” - che al tempo si intitolava “Subitaneo”: anche in questo cambio di titolo c’è molto della differenza tra i Marlene di allora, più criptici, e quelli di adesso più consapevoli dei loro mezzi e senza paura di essere più diretti.




Ma la differenza sta in come le canzoni sono suonate, con l’esperienza di oggi - notevole il basso di Lagash, che al tempo non c’era ("Catartica" venne inciso con Gianluca Viano, poi sostituito prima de “Il vile” da Dan Solo). “Pansonica” è stato inciso dal vivo in studio: gli anni passati sui palchi si sentono.
Unico rimpianto personale - di uno che segue i Marlene da sempre e che ha nel cassetto i demo originali su nastro - è che da questo EP è rimasta fuori “La verità”, che ai tempi degli esordi era forse la canzone più amata del repertorio della band. Incidere altre canzoni, e forse fare un album intero di canzoni vecchie sarebbe stato eccessivo, vero. Ma sia quel che sia: “Pansonica” è una sorta di “ritorno al futuro” per i fan della prima ora, una bella collezione di canzone rock e tirate per tutti gli altri.
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