«LISTEN - Kooks» la recensione di Rockol

Kooks - LISTEN - la recensione

Recensione del 16 set 2014 a cura di Mattia Marzi

La recensione




I Kooks, tre anni fa, lanciavano sul mercato il loro terzo album in studio, "Junk of the heart"; si trattava di un album importante per la band di Brighton, che con quel disco sperava di riuscire a riconquistare la stampa (che ne aveva ben apprezzato l’album di debutto, "Inside in/Inside out", ma che non aveva speso giudizi troppo positivi sulla seconda prova discografica del gruppo, "Konk"), mantenendo al tempo stesso vivo l’interesse dei propri fan. Le cose, tuttavia, non andarono esattamente come Luke Pritchard e soci speravano: "Junk of the heart" non convinse del tutto la stampa, che pur apprezzando il potenziale della band ne bocciò il lavoro, e non riuscì neppure ad ottenere un grande successo commerciale (fermandosi solamente al decimo posto in classifica, nel Regno Unito - "Inside in/Inside out", nel 2006, riuscì a spingersi fino al secondo posto; "Konk", due anni dopo, conquistò addirittura la prima posizione).
Nei tre anni successivi alla pubblicazione del loro terzo album in studio i Kooks hanno studiato e ascoltato il mondo attorno a loro, si sono guardati intorno alla ricerca di nuovi stimoli, di nuove intuizioni musicali; in altre parole, hanno ricercato nuovi spunti e nuove ispirazioni. Lo hanno fatto cambiando anche produttore: fuori Tony Hoffer, che aveva curato la produzione di tutte e tre le precedenti prove in studio dei Kooks; e dentro l'artista hip hop Inflo e Fraser T-Smith (noto ai più per aver collaborato con Adele, per la quale ha prodotto, co-firmato e mixato "Set fire to the rain" - brano incluso all'interno del pluripremiato "21"). Non da ultimo, nel corso di questi tre anni c'è stato anche un piccolo avvicendamento all'interno della line up della band: all'abbandono di Paul Garred (batteria e percussioni dal 2004 al 2012) è infatti seguito l'ingresso nel gruppo del nuovo batterista Alexis Nunez.








 Alla luce di tutti questi cambiamenti, in questo quarto album in studio dei Kooks, "Listen", la ricerca di sonorità diverse e distanti tra loro e il distacco dalle passate produzioni della band si percepiscono quasi materialmente: l'album è una sorta di raccolta dettagliata e precisa delle band (e delle sonorità) più in voga, a livello mondiale, del momento. L'ascolto del disco si apre con i coretti à la Kasabian, dal sapore psichedelico, e con il suono corposo e consistente della batteria di "Around town", e prosegue con il funk rock di "Forgive & forget" (il cui sound, per certi versi, ricorda quello di "Panic station" dei Muse) e con la dance pop molto anni '80 di "Westside" (che pare un campionamento di "Billie Jean" di Michael Jackson o di "Another one bites the dust" dei Queen, specie per quanto riguarda la batteria iniziale - per il resto del brano, invece, i Kooks sembrano trarre ispirazione dalle produzioni degli Empire of the Sun). E ancora: i cori di "Bad habit" ricordano (forse troppo) quelli di "Rocket" dei Goldfrapp, mentre le sonorità electropop di "Sweet emotion" richiamano quelle tipiche degli Eurythmics (che, sebbene siano inattivi da diversi anni, continuano ad esercitare un notevole influsso su moltissime band). C'è poi "Are we electric", un brano dal ritornello orecchiabile (sorprende il fatto non sia stato ancora estratto come singolo) che, fondendo tra loro pop, rock e musica elettronica, rappresenta un po' una summa di questo "Listen". In tutto questo, tuttavia, non mancano riferimenti alle band che hanno influenzato il suono delle precedenti prove in studio della formazione di Brighton: i Beatles di "It was London", ad esempio, un brano in cui a farla da padrone è una chitarra elettrica che accompagna - non senza virtuosismi - la voce di Pritchard; e i Rolling Stones di "Down", caratterizzata da un basso potente e perfetta per la dimensione del live.



In molti storceranno il naso ascoltando questo quarto album in studio dei Kooks, un disco innegabilmente troppo eterogeneo, troppo variopinto e colorato, a tratti psichedelico e caleidoscopico; eppure la bellezza di "Listen" sta proprio in questo. La ricerca di sonorità e di nuove intuizioni musicali compiuta da Luke Pritchard ha portato alla luce un disco che vede i Kooks mantenere la freschezza e la "frizzantezza" dei precedenti lavori, senza ripetersi, mantenendo al tempo stesso viva la curiosità intorno a questi quattro ragazzi dal notevole talento.

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