«IN CILE VERITAS - Il Cile» la recensione di Rockol

Il Cile - IN CILE VERITAS - la recensione

Recensione del 04 set 2014 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Per qualunque artista che abbia lasciato una buona impressione di sé alla stampa e al pubblico con la sua prima prova discografica, il secondo album rappresenta uno scoglio da superare; in genere, l'artista si ritrova a scrivere tanto materiale, tante nuove canzoni verso le quali, però, avverte un senso di insoddisfazione: gran parte di questo nuovo materiale, dunque, finisce per essere accartocciato, scartato, messo da parte e l'artista si ritrova "all'impasse". Il timore è quello di non riuscire a superare (o almeno ad eguagliare) il successo del disco di debutto, di deludere le aspettative, di finire per essere considerato una meteora.
Non è questo il caso de Il Cile, all'anagrafe Lorenzo Cilembrini, cantautore aretino che nel 2012 ha fatto il suo debutto ufficiale nel mondo della discografia con l'album "Siamo morti a vent'anni" e che ha all'attivo una partecipazione al Festival di Sanremo (nel 2013 si è presentato in gara tra le "nuove proposte" con "Le parole non servono più"), collaborazioni con i Negrita e con i Club Dogo e le aperture dei concerti di gente come Ben Harper, i Cranberries, Jovanotti e - più recentemente - Luciano Ligabue.
A distanza di due anni dalla pubblicazione del suo primo album in studio, Il Cile è tornato sulle scene con una nuova fatica discografica intitolata "In Cile veritas", contenente dieci brani prodotti da Fabrizio Barbacci (già al fianco dei Negrita e di Ligabue) e scritti proprio nei due anni successivi alla pubblicazione di "Siamo morti a vent'anni"; due anni in cui il cantautore, anziché rinchiudersi nelle paure e nei timori di cui sopra, ha dato alla luce una buona quantità di materiale, guidato dalla voglia di mettersi alla prova, di costruire. Proprio come spiega lui stesso nei ringraziamenti nel booklet dell'album: "Ringrazio me stesso per aver preferito la voglia di creare a quella di distruggere in una fase molto delicata della mia vita".





Con i dieci brani contenuti all'interno di questo suo secondo album in studio, "In Cile veritas", Il Cile sembra quasi voler riprendere il discorso lì dove lo aveva lasciato con "Siamo morti a vent'anni": raccontare storie d'amore con finali per niente lieti, allargando al tempo stesso il racconto alla realtà che lo circonda e proponendo un quadro realistico della nostra società precaria. Perché la forza de Il Cile sta proprio in questo: nell'offrire, cioè, delle fotografie della sua generazione intercettandone l'urgenza espressiva. A questi ingredienti, con "In Cile veritas", il cantautore aggiunge un condimento alla sua ricetta: un pizzico di derisione e di sarcasmo che lo porta ad osservare la società, la sua generazione (e anche la musica cosiddetta "pop") con amara ironia. In questo senso, "Sole cuore alta gradazione", primo singolo estratto dal disco, ne rappresenta il vero e proprio manifesto: si tratta di un brano allegro e spensierato in cui il cantautore aretino sembra trarre ispirazione dal Battiato de "La voce del padrone" (primo album di musica italiana ad aver venduto più di un milione di copie): quel Battiato che, per farla breve, accantonato il rock progressive e le sperimentazioni che avevano caratterizzato i suoi primi dieci lavori in studio, decise di dare alla luce un disco "popolare" con cui - al tempo stesso - criticava con distacco e lucida ironia la musica pop. Nello specifico, con "Sole cuore alta gradazione" Il Cile critica la banalità dei tormentoni estivi... Proponendo a sua volta un tormentone estivo.
Dal punto di vista musicale, "In Cile veritas" è un album ricco di citazioni musicali degli artisti di riferimento de Il Cile: "Maryjane", ad esempio, che è una canzone strutturata su un giro di quattro accordi su cui si innestano coretti, tastiere e una batteria solida ed incisiva, sembra essere spuntata fuori dal repertorio dei Negrita; un brano struggente come "Sapevi di me", che parte in sordina voce e pianoforte (ai quali si aggiungono poi una chitarra arpeggiata e una cassa in quattro) e che esplode nel ritornello, pare portare la firma di Ligabue; le sonorità funk-rock di "Baron Samedì" e le intenzioni di "Sole cuore alta gradazione" rimandano invece allo stesso Battiato. Al di là di queste citazioni, tuttavia (e qui veniamo ai contenuti dei testi), c'è un cantautore di talento capace di scrivere testi per niente banali, canzoni che si presentano come dei veri e propri film con il presente che si ritrova a fare i conti con il passato (in "Sapevi di me", ad esempio, Il Cile guarda con occhi nuovi ad una storia d'amore complicata del suo passato: "Dimmi ancora se Che Guevara è l'unico uomo che ti ispira sesso/se la bandiera della pace l'hai rinchiusa in qualche cassetto./Se hanno vinto i capitalisti che ti riempiono la busta paga/se faresti la rivoluzione nonostante la borsa di Prada", canta con rabbia nel secondo ritornello del pezzo), assai lontani dai topoi e dai territori dei testi delle canzoni pop e rock italiane e, per questo, originali. Non mancano all'appello brani più scanzonati, come nel caso de "L'amore è un suicidio" (un inno generazionale che ironizza sugli aspetti più tragici dell'amore avvalendosi anche di spiritosi giochi di parole: "Da quando non ci sei/il mio amico Jack mi sta vicino tutte le sere/di cognome fa Daniele/e mi parla da un bicchiere", giusto per fare un esempio), una bella ballad (autobiografica?) come "Parlano di te" (che Lorenzo ha definito come "il brusco risveglio dopo una storia d'amore durata sette anni") e una moderna serenata come "Un'altra aurora" (un invito a godere di tutte le cose belle che una storia a due può offrire).

"In Cile veritas" è un disco che merita di essere ascoltato attentamente, con la stessa concentrazione e con lo stesso impegno con cui si guarda un film. Un disco fatto di canzoni originali, dicevamo. Ed è forse proprio l'originalità (quella che manca ad alcuni suoi colleghi, pure di maggiore successo) il vero punto di forza de Il Cile, ciò che ce lo fece apprezzare due anni fa con "Siamo morti a vent'anni" e che continua a farcelo apprezzare oggi con questo "In Cile veritas". Quell'originalità che speriamo, negli anni futuri, non venga a mancare.
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