«MY EVERYTHING - Ariana Grande» la recensione di Rockol

Ariana Grande - MY EVERYTHING - la recensione

Recensione del 02 set 2014 a cura di Pop Topoi

La recensione

Non è un copione inedito, quello della bambina prodigio che esordisce su un canale per ragazzi e viene catapultata sul pop sfruttando la fedeltà del pubblico che è cresciuto con lei (e cercando poi di attirare l'attenzione anche di un target più adulto). In Nord America, Ariana Grande era già conosciuta come volto di Nickelodeon e, ancora prima, per qualche apparizione a Broadway. Tuttavia, quando l'anno scorso si trovò a incidere il suo primo album, fece una scelta inconsueta realizzando una raccolta di inediti ispirata all'R&B dei primi anni '90 — e lo fece con un'autorità massima nel genere: il produttore Babyface. Era un esordio eccellente e, per stile e doti vocali, fece guadagnare ad Ariana il paragone immediato con la Mariah Carey di un tempo. Ma era forse troppo di nicchia, troppo americano e troppo poco "fresco" per darle il grande successo.
Questo "My everything", invece, è un album spudoratamente costruito per fare di Ariana una superstar globale, ed è evidente l'intento di accontentare tutti a tutti i costi. Il primo singolo "Problem" è l'esempio di come possa riuscirci brillantemente: col suo occhiolino nostalgico, un'ospitata di Iggy Azalea, la quasi assenza di un ritornello e la presenza di fiati (tornati, chissà perché, di gran moda negli arrangiamenti pop), "Problem" riassume, o forse addirittura anticipava, tutte le tendenze musicali del 2014 e rimarrà uno dei brani più rappresentativi dell'anno. Peccato, però, che la formula non funzioni così bene ovunque: nel secondo singolo "Break free", Ariana viene accompagnata dal produttore tedesco Zedd sul carro dell'EDM in un brano così generico che nessuna vocalist potrebbe salvarlo; in "Why try", Ryan Tedder tira fuori un pezzo ai limiti dell'auto-plagio mischiando due hit scritte in passato per Beyoncé ("Halo", "XO").
Per quanta convinzione possa metterci Ariana, i suoi discografici qui si sono preoccupati più del cast che della trama, e ulteriori dimostrazioni si trovano in "One last time" con Guetta (quanto durerà ancora questo regime?) e "Just a little bit of your heart", innocua ballata scritta da Harry Styles degli One Direction (forse sperano che le fan della boyband ora si esaltino anche per i credits di paroliere?). Funzionano invece gli abbinamenti più inaspettati con The Weeknd e Childish Gambino: "Love me harder" è il brano più maturo del disco e Tesfaye, sebbene partecipi solo come interprete, sembra influenzare anche la produzione, portando il duetto molto vicino a "Hold on we're going home" di Drake; "Break your heart right back" si fa notare tanto per i contenuti (Ariana canta di un ragazzo che l'ha lasciata per un altro ragazzo, e l'attore/rapper Glover/Gambino interpreta l'amico che deve darle la notizia) quanto per il campionamento ("I'm coming out" di Diana Ross, che non risulta ingombrante come si penserebbe). Queste due tracce, così come "Problem", suggeriscono che Ariana dia il suo meglio in territori più urban che dance, ma il disco, pur nella sua totale incoerenza, ha il pregio di aprire molte strade. Se alcuni brani non sono del tutto riusciti, non è mai colpa delle sue interpretazioni (che col tempo potranno solo migliorare), e se l'obiettivo dell'album era costruire una nuova superstar, è stato centrato in pieno.
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