«PADLOCK ON THE BLUES - John Mayall» la recensione di Rockol

John Mayall - PADLOCK ON THE BLUES - la recensione

Recensione del 04 set 1999

La recensione

Un disco di John Mayall ci sta sempre bene. Un po’ come un buon vino rosso, o un bel piatto di pasta dopo settimane a mangiare yogurt magri e insalatone pseudodietetiche. E’ un classico antistress, vi riporta ai tempi e ai modi in cui la musica era passione e divertimento, prima ancora che studi di marketing applicato e session fotografiche da ritoccare al computer. Roba così, da suonare per divertirsi (e perché animati dal sacro fuoco della musica) e da ascoltare perché divertente ( e anche qui, in un certo senso, animati dal quel sacro fuoco che ti si accendeva dentro ogni volta che qualcuno iniziava a cantare qualcosa tipo “Well, I woke up this morning…ecc.”). A trent’anni abbondanti dallo scioglimento dei Bluesbreakers, gruppo leggendario nel quale ha militato mezza storia del rock blues inglese, Mayall rispolvera la gloriosa ditta per esibirla orgoglioso in questo album di canzoni senza tempo. A far parte dei Bluesbreakers di oggi, oltre a Buddy Whittington (chitatta) e Joe Yuele (batteria) – presenti sulle più recenti registrazioni del grande vecchio, anche ospiti speciali come John Lee Hooker, Ernie Watts (sassofono) e Coco Montoya (chitarra). Sul disco aleggia lo spirito di una riunione di famiglia, che si legittima brano dopo brano e raggiunge l’apice nei due brani interpretati e toccati dalla magica chitarra di Hooker, “Somebody’s watching” e “Bad dream catcher”. Per il resto grande blues, un po’ scolastico a volte, trascinante nella maggior parte dei casi. Certo, non troverete qui il riff incendiario di un George Thorogood o l’intensità sofferta del migliore Steve Ray (tanto per parlare di blues bianco, anche se statunitense), ma Mayall è sempre Mayall: ascoltatelo suonarsela e cantarsela da solo al piano in “Ain’t no surrender” e rockenrollare come un teenager nella conclusiva “White line fever”. He’s got the blues, non c’è dubbio. Contro il logorio della vita moderna.
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