«L'AMORE COMPORTA - Biagio Antonacci» la recensione di Rockol

Biagio Antonacci - L'AMORE COMPORTA - la recensione

Recensione del 14 apr 2014 a cura di Mattia Marzi

La recensione

"L'amore comporta", quattordicesimo album in studio in ventisei anni di carriera per Biagio Antonacci, è un disco concepito in maniera un po' atipica, tra l'Italia (dove ha composto le bozze di quelle che sarebbero state le canzoni contenute all'interno del disco) e gli States (più precisamente Los Angeles, dove Michele Canova ha lavorato alla parte musicale dei brani mentre Antonacci continuava ad occuparsi della parte dei testi). Si tratta di un album nato su due fronti diversi, insomma, e che ha visto Antonacci e il fido Canova - che aveva già prodotto per lui il precedente "Sapessi dire no" e tre brani di "Inaspettata" del 2010 - unire il linguaggio cantautorale italiano con sonorità che, in buona parte dei tredici brani contenuti all'interno del disco, si allontanano dalla tradizione cantautorale nostrana.

Questo nuovo album in studio di Biagio Antonacci, infatti, vuole essere un disco dal sound variopinto ed eterogeneo, che non si fossilizza in un unico genere o stile ma che - in cinquanta minuti di musica - esplora generi e stili tra loro molto distanti: lo fa a partire dai primi due brani, "Cado" e "Ti penso raramente", in cui Antonacci sembra recuperare il suono sperimentato qualche anno fa, nelle vesti di produttore, con il progetto "L'errore" di Loredana Errore (vale a dire quel mix tra elementi propri della musica anni Ottanta - come l'uso di strumenti elettronici, tastiere in primis - e altri tipici invece della musica funky - quali ritmi incalzanti e riff ripetitivi); lo fa pur non allontanandosi troppo dall'Universo musicale di Antonacci, quel "pop d'amore" fatto di testi romantici e di melodie tradizionali e cantabili che caratterizza le produzioni musicali del cantautore sin dagli esordi e che in questo "L'amore comporta" si manifesta soprattutto nella title track (un brano dall'arrangiamento scarno il cui testo tratta della concezione dell'amore come motore della vita), in "Dolore e forza" (una ballad dall'apertura vagamente tango), in "Barbara" (il classico ritratto di donna à la Antonacci, che già in passato ha saputo descrivere con cura e precisione personaggi femminili) e in "Ora e mai per sempre" (che racconta l'amore vissuto nella sua totalità, senza mezze misure - "Svegliati e amami perché io sono tutto e niente/sono quello che sai, quello che hai: guardami./Mi hai voluto contro le forze di correnti e morali stanche/mi hai voluto e così sono rimasto").
Interessante, comunque, è notare come in almeno un paio di episodi di questo disco gli elementi caratteristici di quello stesso "pop d'autore" vengano messi in discussione, scomposti: è questo il caso di "Hai bisogno di me", un brano caratterizzato da una batteria solida che pulsa in sottofondo e su ci si sovrappongono le tastiere e la chitarra elettrica, e di "Mai mi dici amore", in cui la chitarra prende il sopravvento sugli altri strumenti e suggerisce un clima musicale vicino alla musica folk. Non mancano all'appello canzoni autobiografiche e più personali, come "Ho la musica nel cuore" (un brano immerso in un clima reggae in cui Antonacci racconta il desiderio, che aveva da bambino, di dedicare la propria vita alla musica) o "Ricordati chi sei" (sui cui ritmi latineggianti - con tanto di ritornello cantato, in parte, in lingua spagnola - Biagio si ripete di rimanere sempre con i piedi per terra, di non dimenticare le proprie origini). Discorso a parte meritano "Tu sei bella" e "Le veterane": la prima è una canzone che per quanto riguarda la parte letteraria rappresenta una bella dedica ad una donna attraverso cui Antonacci esalta la bellezza femminile, e che per quanto riguarda la parte musicale vede il cantautore ritornare alle sue origini musicali (l'arrangiamento asciutto del brano, in particolar modo, richiama alla mente quello di "Se è vero che ci sei" - contenuto all'interno del suo quinto album in studio); la seconda è invece una canzone che si differenzia da tutto il resto dell'album non solo per il fatto di essere l'unica canzone a non essere stata composta da Antonacci (a firmarla c'è, infatti, Paolo Conte - ed è la prima volta che Biagio include, in un suo album, un brano composto per lui da un altro autore) ma soprattutto per il sound che propone, a metà tra mambo e jazz.

"L'amore comporta è un lavoro vicino alla vita di chi, curioso, scopre e si scopre giorno dopo giorno'", ha scritto Antonacci qualche giorno fa sui social, presentando il suo nuovo disco. Sono parole azzeccate per descrivere quel processo che con questo "L'amore comporta" lo ha portato a compiere un passo in avanti nella sua carriera musicale, ad "evolversi", pur rimanendo legato alle proprie origini, a non tradirle: proprio come Biagio stesso canta in "Ricordati chi sei".
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