«NERO IN METASTASI - Cripple Bastards» la recensione di Rockol

Cripple Bastards - NERO IN METASTASI - la recensione

Recensione del 24 feb 2014 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Sesto album in studio per la falange di terroristi integralisti del grind guidati dall’eminenza nera Giulio The Bastard. E con oltre un quarto di secolo di attività la premiata ditta Cripple Bastards continua a raccogliere i risultati di un lavoro instancabile, caparbio e ostinato, che li ha resi una delle certezze incrollabili della scena italiana e mondiale, nel loro genere.
Risultato: un disco che solo loro potevano concepire e pubblicare, che aggiunge ben poco al loro status di culto, ma conferma semplicemente tutto quanto già sapevamo – e lo fa, qualcuno potrà puntualizzare, nel bene e nel male. Nel bene e nel male perché una proposta così estrema è naturalmente forza generatrice di schieramenti contrapposti... coi CB i casi sono due: o ti colpiscono e ne sposi in toto la causa musicale/tematica, oppure li releghi nella pattumiera della storia come gruppo di casinisti che grufolano testi da classe differenziale su basi musicali che ricordano la lavatrice Candy degli anni Settanta dei nonni.
Nessuna sorpresa, dunque, per i fan o i detrattori. Il monolite di odio tumorale che tutti conosciamo è rimasto identico a se stesso, mostrando semplicemente qualche fisiologico aggiustamento/evoluzione nei suoni (più chirurgici e con tocchi di thrash d’antan) e nelle alchimie del songwriting. Ma niente paura: se “Misantropo a senso unico” è il vostro disco-manifesto dei CB, qui troverete pane per i vostri denti. A volontà.



In 18 tracce i CB sventagliano tutto il loro mondo narrativo e i colori (rigorosamente mortiferi) della loro paletta espressiva, mostrando di essere a proprio agio e disinvolti tanto in episodi criminali di pura violenza (i cinque secondi circa di “Morti asintomatiche”), quanto in vere suite sludge-thrash (“Splendore e tenebra”, coi suoi nove minuti e qualche secondo di durata). Tutto questo a testimonianza di una coerenza inossidabile – come si accennava prima – ma anche di un’indubbia evoluzione del progetto, che non è rimasto cristallizzato in una forma che sarebbe ben presto venuta a noia, ma ha invece una sua organicità – ostica e ostile finché si vuole – ben precisa. E che questa è una delle uscite dell'anno, per il genere, è quasi scontato dirlo.
Una info doverosa, anche se ormai lo sanno tutti o quasi: il disco esce per la Relapse, etichetta statunitense ormai storica che ha pubblicato materiale di colossi come Voivod, Mastodon, Nebula, Neurosis, Unsane, Merzbow, Anal Cunt... insomma, ci siamo capiti.
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