«AMO - CAPITOLO II - Renato Zero» la recensione di Rockol

Renato Zero - AMO - CAPITOLO II - la recensione

Recensione del 01 nov 2013 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Renato Zero sembra non voler fermarsi più, al contrario di alcuni colleghi illustri che invece hanno preferito appendere gli scarpini al chiodo e nascondersi dai riflettori. Una carriera fatta di alti e bassi, la sua, di trionfi indiscutibili e di periodi bui dai quali è riuscito sempre a riemergere. Da quattro anni a questa parte sembrava essersi impantanato nelle raccolte, prima con "Segreto amore" e poi con "Puro spirito"; poi, il ritorno agli inediti con "Amo capitolo I" e un progetto live che lo ha visto indossare i panni del mattatore dei palazzetti italiani con oltre un mese di concerti al PalaLottomatica di Roma e numerose date multiple sparse in giro per la penisola. Ed ora eccolo tornare sul mercato, ad appena sette mesi dalla pubblicazione della sua ultima fatica discografica, con il secondo capitolo della trilogia "Amo".



Esattamente come il precedente, il nuovo album in studio di Renato Zero è stato prodotto dallo stesso insieme con Trevor Horn (in passato già al fianco di Tina Turner, Lisa Stansfield e Paul McCartney), Danilo Madonia e Celso Valli; si tratta di un nuovo viaggio nello Zero-Pensiero nato parallelamente ad "Amo - Capitolo 1" e fatto di quindici episodi inediti: tra questi, il singolo apripista "Nessuno tocchi l'amore", "Nuovamente" e "Il principe dell'eccentricità", già proposti dal vivo in occasione dei concerti della seconda parte dell'"Amo tour".
Se nel primo capitolo della trilogia Zero aveva puntato più sulla dimensione dell'autoreferenzialità, facendo del disco precedente una sorta di bilancio finale della sua carriera, in "Amo - Capitolo 2" il cantautore sembra indossare le vesti del predicatore instancabile che ha tanto (forse troppo) da dire sulla società, sul mondo della televisione e sulla situazione politica italiana. In questo senso, l'album suona come una lunghissima invettiva che non lascia spazio al sentimento più naturale dell'uomo, l'amore. E fa un effetto strano accorgersi che delle quindici canzoni di un disco che porta per titolo "Amo" solamente una, "Ti porterò con me", parla effettivamente d'amore. Capitolo a parte meritano "Nuovamente", scritta con Mariella Nava (un'intesa ritrovata, la loro, a più di vent'anni di distanza da "Spalle al muro"), una bella dichiarazione d'amore fatta da un italiano alla sua terra e "AmoR", un sentito omaggio (con tanto di orchestra scritta e diretta dal Maestro Renato Serio a sorreggere l'interpretazione di Zero) alla città che ha dato i natali al Fiacchini.









Ciò nonostante, la qualità non manca e a tratti pare che il cantautore romano abbia ritrovato la genialità, la voglia di sperimentare e quel pizzico di follia che, ormai da qualche anno a questa parte, difficilmente riuscivano ad essere percepite nei suoi lavori: i brani contenuti all'interno di "Amo - Capitolo 2" superano spesso il concetto di forma-canzone e Zero si trova a giocare continuamente con suoni e melodie, testando l'elettronica nell'introduzione di "Titoli di coda" (un brano con il quale ne approfitta per lanciare una frecciatina all'universo dei talent show, definiti qui una "fabbrica di illusioni") e proponendo un giocoso divertissement dal titolo "Via degli sciacalli n° 0" ("E mentre l'uomo si spazzola la sua presunzione al sole, io ne approfitterò per visitare i miei animaletti in via degli sciacalli n° 0", canta divertito Zero). Senza dimenticare l'ideale sequel di "Dovremmo imparare a vivere", "O si suona o si muore", in cui il camaleontico artista romano dà libero sfogo alla sua teatralità. Poi, ci sono brani marcatamente pop come la stessa "Nessuno tocchi l'amore", "Sia neve" (a metà strada tra chitarre elettriche, che assieme a basso e batteria accompagnano la voce del cantautore nelle strofe e orchestra d'archi, che compare invece nel ritornello) e "Si può" (che per costruzione musicale ricorda tanto "Una canzone da cantare avrai", contenuta nel primo capitolo della trilogia). Sempre la Hungarian Concerto Symphony Orchestra diretta dal Maestro Serio accompagna Zero nell'ultima traccia del disco, "Il principe dell'eccentricità" (con musica di Armando Trovajoli e testo di Vincenzo Incenzo), un bel ringraziamento da parte del cantautore romano ai suoi sorcini (Sali e prendi tu il mio posto/questa sera il palco è tuo./Falli emozionare adesso/il primo applauso sarà il mio).



A fine novembre raggiungerà il mercato il terzo capitolo della trilogia, un cofanetto contenente i due dischi precedenti insieme a poster e sampe; poi, sarà interessante scoprire che direzione prenderà il prossimo lavoro in studio di Zero: se tenderà di più verso le ballate romantiche del primo capitolo o verso le invettive del secondo.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.