«THE MEDIATOR BETWEEN THE HEAD AND HANDS MUST BE THE HEART - Sepultura» la recensione di Rockol

Sepultura - THE MEDIATOR BETWEEN THE HEAD AND HANDS MUST BE THE HEART - la recensione

Recensione del 31 ott 2013 a cura di Andrea Valentini

La recensione

A volte ritornano, è il caso di dire. E – porca miseria – se tornano incavolati... già, perché i Sepultura in versione anno Domini 2013 sono arrivati a bussare alle nostre porte preceduti dalla dose di pregiudizi e scetticismo di prammatica, per sconfessarci clamorosamente con un album che – per la prima volta da qualche anno a questa parte – suona davvero come un disco dei Sepultura. Quelli della golden age, prima della diaspora dei due Cavalera.
La band brasiliana/statunitense è giunta ora al tredicesimo lavoro in studio e, nonostante i pesantissimi rivolgimenti di line-up, sembra avere ritrovato – anche grazie alla supervisione di Ross Robinson (che non a caso fu la mente dietro alla pietra miliare “Roots”, nel 1996) – una vena che pareva ormai dimenticata, vuoi per un’evoluzione intrinseca dei componenti, vuoi per il cambiamento delle alchimie interne dovuto ai mutamenti di organico.
Certo, c’è di sicuro meno voglia di sperimentare rispetto agli ultimi tre album... ma, siamo sinceri: a chi interessavano realmente e al 100% dei Sepultura in fase di ricerca di un nuovo sound e di un’identità alternativa? Probabilmente a pochi. Ed è per questo che un sano, solido, cazzutissimo ritorno a un mood ben noto e vincente è la mossa fondamentale, quella che rende interessante questo nuovo disco. Con buona pace dei fan dell’evoluzione a ogni costo, del “nuovo” e del “sorprendente”... perché è chiaro e adamantino: se si trovano la propria identità e formula vincente, soprattutto nel metal estremo, non è mai saggio deviare troppo. Anzi. È l’anticamera del disastro, in media.

Quindi, sembra proprio che siamo giunti a un momento che forse alcuni non credevano sarebbe mai arrivato: l’istante in cui diviene chiaro che non avrebbe senso, e non è nei piani della band, alcuna reunion con i due transfughi Cavalera. Perché Andreas Kisser, Paulo Xisto Pinto Jr., Derrick Green e il nuovo Eloy Casagrande sono in grado di rendere giustizia a un brand glorioso come quello dei Sepultura.
In questi 10 brani Kisser e i suoi dimostrano di essere in pieno controllo della situazione: la corazzata Sepultura, anche in mano a loro, può continuare a viaggiare e a mietere distruzione, nel nome del thrash metal più intransigente. E, soprattutto, in maniera così evidente da non potere essere ignorati anche dai detrattori più accaniti, quelli per cui non esistono i Sepultura senza Max e Igor Cavalera.

Certo, se siete in cerca di novità ed emozioni mai provate, avete sbagliato indirizzo. Se invece una dose da cavallo di sano thrash con influenze tribali è ciò che vi fa andare in orbita, qui troverete pane per i vostri denti. Anche se, magari, non l’avreste mai detto.
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