«FIRE WITHIN - Birdy» la recensione di Rockol

Birdy - FIRE WITHIN - la recensione

Recensione del 03 ott 2013 a cura di Mattia Marzi

La recensione



 E' il 16 febbraio 2013, serata finale della sessantatreesima edizione del Festival di Sanremo: sul palco dell'Ariston si esibisce, in qualità di ospite speciale, uno scricciolo di appena 16 anni che Fabio Fazio presenta come il "fenomeno del momento" - una definizione un po' abusata, dal momento in cui il suo nome era pressoché sconosciuto, almeno nel nostro paese. Quando comincia a cantare, accompagnandosi al pianoforte, le telecamere ne inquadrano il volto limpido: per un attimo la voce passa in secondo piano. Birdy (all'anagrafe Jasmine Van Den Bogaerde), sicura di sé e impassibile di fronte al pubblico dell'Ariston e alle telecamere, propone dal vivo un'emozionante versione di "Skinny love" (Bon Iver).
Proprio con quella cover Birdy, cantautrice inglese classe 1996, ha fatto il suo debutto discografico ufficiale nel 2011: un successo, il suo, che nel giro di pochi mesi l'ha portata a conquistare una consistente fetta di pubblico non solo nel Regno Unito, ma anche in altri paesi europei (su tutti l'Olanda e il Belgio) ed extraeuropei (Australia). I numeri parlano chiaro: il singolo scala le classifiche di vendita in Australia, Belgio e Olanda, dove viene certificato singolo d'oro, e ottiene discreti successi anche in Francia, Irlanda, Scozia, Svizzera e Austria. L'album di debutto della cantante viene pubblicato nel 2011 dalle etichette 14thFloor Records e Atlantic Records e contiene alcune cover pescate dal repertorio di gruppi folk, rock e indie contemporanei come i Fleet Foxes, The National e i Cherry Gost. Se il rischio di dare alla luce un disco che agli occhi del pubblico poteva apparire come una semplice raccolta di cover era abbastanza elevato, la capacità interpretativa di Birdy ha permesso a questa di divincolarsi da tale pericolo e di proporre un prodotto più personale rispetto ad una banale raccolta di brani altrui).


A distanza di quasi due anni dalla pubblicazione di "Birdy", la giovane cantautrice inglese torna in pista con un nuovo album, stavolta contenente solo canzoni inedite. "Fire within", questo il titolo, è stato prodotto da gente come Ryan Tedder (in passato al fianco di Beyoncé), Ben Lovett dei Mumford & Sons e Rich Costey (quest'ultimo aveva già lavorato assieme a Birdy per il disco precedente) e arriva dopo un intenso anno di lavoro in studio di registrazione; undici sono le tracce in esso contenute, tutte scritte o co-scritte dalla stessa Jasmine Van Den Bogaerde.







Sin dal primo ascolto, "Fire within" si presenta come un album decisamente diverso rispetto al precedente; lo è a partire dal sound, non più monocromatico come lo era stato in "Birdy" (in cui a sorreggere la voce della giovane cantautrice si alternavano prevalentemente pianoforte e archi) ma dalle coloriture vivaci: compaiono qui strumenti elettronici, chitarre, percussioni tendenti al rock ("Standing in the way of the light", proprio per quanto riguarda l'arrangiamento di batteria, sembra un brano pescato dal repertorio dei Coldplay). In questo senso, "Wings" non poteva che essere scelto come primo singolo estratto ed essere piazzato in cima alla tracklist: si tratta di un brano pop/rock il cui testo conserva tutta la malinconia che pervadeva il disco precedente e che funge quasi da tramite da questo a "Fire within". Stesso discorso vale per "Heart of gold" (un'incontro tra la Birdy di ieri e quella di oggi, una canzone in cui si incontrano percussioni pop, ma anche pianoforte e archi), mentre il ritornello di "Light me up" con le sue incursioni rock rimanda a certe produzioni musicali degli anni '80.



All'appello, comunque, non mancano brani più introspettivi: è questo il caso di "No angel" o "Shine", due emozionanti ballate per pianoforte che ricordano il sound nostalgico di "Birdy". Rimembranze dell'album precedente si fanno vive anche in "All you never say" (le cui percussioni ricordano vagamente quelle dell'arrangiamento della cover di "The district sleeps alone tonight" dei Postal Service) e in "Strange birds", un brano che parte in sordina per poi esplodere nella seconda parte e spegnersi delicatamente nel finale. Poi, ci sono sprazzi di musica folk come "Words as weapons" (alle cui chitarre subentrano in un bel crescendo pianoforte e archi) e "All about you", in cui le chitarre restano per tutto il tempo in primo piano.



Dal punto di vista qualitativo, "Fire within" conferma la buona impressione che ci eravamo fatti della giovane Jasmine Van Den Bogaerde ascoltando le cover contenute in "Birdy". E' un album, questo, che dimostra quanto davvero sia cresciuta Birdy -dal punto di vista artistico s'intende- nel giro di pochi mesi: non più una bambina timida che si rintana tra i tasti del suo pianoforte, ma un'artista pronta a mettersi in gioco e a sperimentare. Nessun brano sembra essere fuori posto e di riempitivi sembra non esserci traccia; è un disco ben curato in ogni suo dettaglio, "Fire within", e il risultato finale è davvero notevole: non solo per la presenza di importanti produttori ma anche per il promettente talento di Birdy.



TRACKLIST:

"Wings"

"Heart of gold"

"Light me up"

"Words as weapons"

"All you never say"

"Strange birds"

"Maybe"

"No angel"

"All about you"

"Standing in the way of the light"

"Shine"
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