«MOLTO CALMO - Neffa» la recensione di Rockol

Neffa - MOLTO CALMO - la recensione

Recensione del 27 giu 2013 a cura di Valeria Mazzucca

La recensione

A 4 anni dal suo ultimo disco, Neffa torna a farsi vivo. Lo avevamo visto allontanarsi all'orizzonte mentre "sognava contromano" ed ora, praticamente dal nulla, arriva e dice: "Rilassa farsi un bel viaggio, vuoi un passaggio?". Senza troppe spiegazioni l'artista di Scafati si presenta con un nuovo album, "Molto calmo", con lo stesso spirito di un vecchio amico che passa a prenderci sotto casa per una gita estemporanea, in uno dei primi pomeriggi di caldo. Il ritmo lounge ed ipnotico della intro "Allaccia la cintura" ci convince a salire in macchina per concederci un po' di sano svago.

Il viaggio comincia tranquillo sulla strada che scorre piacevole e malinconica seguendo "Storie che non esistono", tra le quali è "facile perdersi" ma sulle quali si scivola via guidati in una nuova direzione, insolita se il conducente è uno come Neffa. Lui infatti - ma ce lo aveva detto già di persona - per questo disco ha cambiato rotta, anche se involontariamente: arrivato alla soglia dei 40 anni si è ritrovato a fare quello che un tempo sapeva fare meglio, ovvero un "album attuale, in perfetta linea col presente" dopo aver camminato lungo un percorso artistico votato al vintage e alle atmosfere retrò per circa 10 anni.
E l'esempio più lampante è in rotazione radiofonica da circa tre mesi ormai. "Molto calmo" - primo singolo estratto dal disco (e traccia numero 3) - ha preso la rincorsa fino alle porte dell'estate lasciando dietro di sé la promessa di accompagnarci per tutta la Bella Stagione. Una hit facile da ricordare, facile da cantare. Fresca e composta, supportata da una solida struttura elettronica fatta di ritmi dritti e decisi e di synth dal sapore anni '80 che potrebbero far storcere il naso a chi si ricorda del Giovanni Pellini Messaggero della dopa. O a chi lo aveva comunque perdonato dopo "La mia signorina" o "Il mondo nuovo".
Chissà se quegli stessi gli daranno per buone anche le melodie e le liriche (pseudo)adolescenziali di "Dove sei?", "Tempo che se ne va" e "Per sognare ancora". Chissà se qualcuno arriverà a parlere di crisi di mezza età?

"Quando sorridi" è il gradevole punto luce dell'album, incastrato tra i due brani più lenti e forse meno significativi del disco ("La strada facile" e "Mi manchi tu"), in cui il pop elettronico incontra una banda di paese col risultato di tenere vivo lo spirito del viaggio nel momento in cui il rischio di assopirsi sul sedile anteriore è maggiore.
E per vincere del tutto la sonnolenza arriva "Mostro", un bel pezzo, forte ed energico. Da non sottovalutare, ecco (che magari quest'estate ci si potrebbe anche ritrovare a ballarlo in spiaggia mentre albeggia).
Qualche isolato più in là c'è poi un terzo amico da passare a prendere: Terron Fabio (Sud Sound System) sale in macchina portando con sé il calore del dialetto salentino e delle sue viscerali melodie mediterranee. "Luce oro" Neffa l'ha scritta pensando a lui sin dall'inizio. E lui, come un magnete, ne è stato attratto dando vita a un incastro equo ed azzeccato di tradizione e modernità. Con "Sopra le nuvole" si conclude il disco e la giornata. Si torna a casa accompagnati dagli ultimi tocchi di synth e da delicati effetti ondulati. Ma, a sorpresa, Neffa ci invita a un'ultima riflessione: "prova a chiederti quanto costa l'anima". Una domanda a colpi di rap che potrebbe avviare un significativo simposio notturno, ma che per fortuna è stata relegata a "traccia fantasma".





"Molto calmo" è un disco onesto e pulito, Neffa non è mai stato così chiaro con se stesso e con gli altri. Forse peccando un po' di banalità (soprattutto con i brani centrali del disco), ma dimostrando comunque di sapere fare sempre bene il suo mestiere, al di là del genere con cui decide di cimentarsi. C'è il pop, c'è l'elettronica più moderna e quella degli anni '80 che non si dimentica, c'è persino un abbozzo di rap; poi c'è il sentimento e anche qualche consiglio utile che non guasta mai. Neffa ha passato al vaglio gli strumenti offerti dalla modernità per poi utilizzare quelli secondo lui più incisivi per parlare con il presente.
E' tornato a fare quello che faceva negli anni '90 con la differenza che, con il suo (gran) rap, cercava di aprire gli occhi al mondo. Adesso sembra che si sia accontentato di guardare dove guardan tutti.
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