«THE INVISIBLE WAY - Low» la recensione di Rockol

Low - THE INVISIBLE WAY - la recensione

Recensione del 26 mar 2013 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Slowcore. Lentezza, malinconia, emozione. Ed ogni tanto qualche fulmine. E' questa la ricetta che i Low, paladini del genere sopracitato, portano in giro da ormai venti anni. Alan Sparhawk e Mimì Parker da Duluth (Minnesota), coppia artistica e nella vita, mormoni, un talento (ed un amore) che non sente il peso del tempo: sono passati recentemente dalla nostra redazione e potete vedere con i vostri occhi quanto siano ancora 'in palla'.
“The invisibile way” è il loro decimo album ed è nato durante un viaggio a Chicago, dove i Low sono andati a visitare lo studio dei Wilco, The Loft, dopo anni di inviti e promesse. Lì sono rimasti folgorati dal mare di strumenti e attrezzature e dal lavoro fatto da Jeff Tweedy sull'album “You are not alone” di Mavis Staples: hanno così deciso di far produrre il loro nuovo album a Tweedy e di registrarlo proprio lì.
Il disco è ancora una volta un concentrato di emotività, ma mai come ora sono gli strumenti acustici a caratterizzare la musica dei Low, in particolare chitarra e pianoforte. C'è la voce di Mimì, che per la prima volta canta ben cinque pezzi da protagonista. E la mano di Jeff, pulita e discreta, ma che sa dare il giusto tocco di personalità ad un paio di episodi (ad esempio “Four score” e “Just make it stop”).

I testi parlano di amore, di guerra, di droga, di società, ma sempre con grande sobrietà, senza mai urlare, indubbiamente più vicini all'ultimo “C'mon” del 2011 che ad un disco più carico come “The great destroyer”.
Canzoni come la commovente “Plastic cup”, la già citata “Just make it stop”, ma anche la più up-tempo “On my own” o invece la più tipica “So blue” sono perle rare, assolutamente attuali seppur timbrate in modo indelebile con il marchio ventennale dei Low. “The invisible way” è un album dei Low. Ancora una volta a livelli altissimi. Forse la primavera sta tardando il suo arrivo proprio per permetterci di ascoltare nel modo giusto un disco come questo, dal sapore invernale e 'grigio', malinconico e sensibile. Nulla è per caso, si dice. Un lavoro come questo sicuramente non lo è.
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