«COME PECORE IN MEZZO AI LUPI - MiSaCheNevica» la recensione di Rockol

MiSaCheNevica - COME PECORE IN MEZZO AI LUPI - la recensione

Recensione del 01 mar 2013 a cura di Marco Jeannin

La recensione

“Quest’anno va di moda / avere nostalgia di qualsiasi cosa”. E ancora, “Io dovrei cambiare suono / perché non ti eccita più”. Da “Retromania”, pezzo numero tre in scaletta.

I MiSaCheNevicahanno registrato il loro “Come pecore in mezzo ai lupi” in presa diretta, mixandolo da cima a fondo nel giro di sei giorni; la masterizzazione invece è avvenuta a Chicago. Walter Zanon, Antonio Marco Miotti e Marco Amore, piuttosto che cambiare suono per questioni di arrapamento vintage (sonoro s’intende), hanno preferito andare a cercarsene uno che fosse solo il loro; cosa questa che gli fa senza dubbio onore ma che, soprattutto, rappresenta lo scarto tra una band potenzialmente buona e una che buona lo è già. Una band che ha messo la ricerca stessa del proprio essere, e di conseguenza del proprio suono, in cima alla lista delle cose da fare. I MiSaCheNevica hanno iniziato chiamando Matt Bordin dei Mojomatics a produrre il disco e far quadrare le melodie con il punk e il garage, per poi mettersi a studiare di nuovo alcune band che nessuno di noi ha mai osato mettere da parte nemmeno per un minuto, nostre e d’importazione (i Beatles, i The Reatards, i Verdena…).

Ne è uscito un lavoro ricco di spunti e rimandi, fondamentalmente pop (per immediatezza), ma altrettanto debitore, in termini di sound, nei confronti di generi quali il già citato garage, ma anche lo shoegaze e addirittura il dream pop (“Il nostro paese diviso in due”). Un mix questo che mi evita di tirare in ballo l’abusatissimo “post”, grunge, alternative o punk che sia (che vuol dire tutto e niente), e analizzare con maggiore libertà di movimento la fotografia dell’attualità (musicale) che gli stessi MiSaCheNevica hanno scattato: “Quest’anno va di moda / avere nostalgia di qualsiasi cosa”. Avere nostalgia, vivere nel passato poi è un conto. Prendere spunto da esso tutta un’altra cosa. Ecco quindi che negli undici pezzi di “Come pecore in mezzo ai lupi” siamo in grado di trovare tanti rimandi ma nessuna nostalgia. Tanta malinconia ma niente melensaggine. Un po’ di acidità ma soprattutto tanta melodia. Tanta realtà ma niente stucchevolezza; piuttosto canzoni che sanno come scegliere e raccontare un momento invece che un altro con una certa cognizione di causa.



Organizzare la sacrosanta “Partita di calcetto infrasettimanale” diventa allora un modo per riflettere su qualcosa di più ampio: “L'Italia è in festa e a noi non resta altro che tenere testa a questa mediocrità / è tempo per la mia generazione di mettersi in discussione / il mondo nuovo ne ha un bisogno atroce”. Non riusciamo a metterci d’accordo per il calcetto, figuriamoci per il resto. Siamo ingenui a credere, a desiderare certe cose (il cambiamento?), e la nostra ingenuità ci fa sentire come pecore in mezzo ai lupi, vivere di confusione e nostalgia. Torna tutto. Il disco è pieno di queste sintesi, belle perché vere, che parlano ugualmente d’amore come in “Tasche piene” (“Ma ora non riesco a ricordare / che ad ogni costo devo dimenticarmi di te”), o di società, vedi “Scheletri nascosti” (“A forza di stare nascosti dentro ai nostri armadi / gli scheletri hanno preso i vestiti / quelli un po’ più decenti e sono andati a confessarsi) e “Smaltire tra le scimmie”, il pezzo migliore del disco (“Penso a come poter tornare indietro e occuparmi un po’ di te odiosa sorte / invidia la tua immagine sfacciatamente giovane e forte”).

La cosa bella poi è che “Come pecore in mezzo ai lupi” dura poco più di trenta minuti. Undici pezzi, trenta minuti. Fate due conti, prendetevi una pausa e inforcate le cuffie: i MiSaCheNevica sono la nostra band The Observer della settimana.
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