«MELLON COLLIE AND THE INFINITE SADNESS - Smashing Pumpkins» la recensione di Rockol

Smashing Pumpkins - MELLON COLLIE AND THE INFINITE SADNESS - la recensione

Recensione del 14 dic 2012 a cura di Mattia Ravanelli

La recensione

C’è una sorta di accanimento alla base della scelta di pubblicare un’edizione commemorativa di "Mellon collie & the infinite sadness". Il monumentale, anche per le dimensioni, disco del 1995 che ha definitivamente consacrato (e poi ridotto in pezzi) gli Smashing Pumpkins ha nel titolo stesso una dichiarazione d’intenti cui era difficile sottrarsi: quella malinconia e tristezza infinita che suonava già all’epoca un po’ naif, se non proprio “cheesy”, per dirla come farebbero gli americani.
Eppure era tutto vero e una generazione è cresciuta con la potenza, la disperazione, la desolazione e le fiammate del doppio album, esperimento che definire ambizioso equivale a fare un torto a Billy Corgan e soci. Di soci, in effetti, ce n’erano davvero durante le registrazioni avvenute tra Chicago e Los Angeles, in un periodo che cercava in tutti i modi di cavalcare l’onda lunga del grunge, pur avendo ben cura di definirla esaurita con lo scoppio nella villa a Seattle di Mr. Cobain del 4 aprile 1994. Perché "Mellon collie & the infinite sadness" rappresentava, finalmente, l’opera di un gruppo, guidato con piglio autoriale piuttosto che autoritario, da Corgan.
Coadiuvato alla produzione da Flood e dal suo braccio destro Alan Moulder, Corgan riuscì nell’impresa titanica di sfruttare al massimo le sinergie createsi tra lui e non solo il sempre fedele e insostituibile Chamberlin alla batteria, ma anche con le linee di basso di D’Arcy e le intuizioni di James Iha, che difatti comparivano attraverso le 28 tracce anche alle voci (Iha firmerà addirittura un paio di pezzi, tra disco vero e proprio e b-side). Quello che venne consegnato ai negozi, ai fan, ai critici e alla storia, era uno scrigno imperfetto e per questo immortale. Un puzzle solo teoricamente complicato, un viaggio nei generi musicali puntellato dallo stile in continua espansione del songwriting di Corgan, mai più così potente, libero, convinto di se stesso e delle potenzialità del “suo” gruppo. I limiti di chi considerava il gruppo di Chicago solo una delle tante fiamme del braciere grunge che andava spegnendosi, disintegrati senza possibilità di discussione a riguardo.
Ma "Mellon collie & the infinite sadness", come si premura di ricordare lo stesso Corgan tra le righe del volume che accompagna questa riedizione extra-lusso, significò anche la disintegrazione finale della band, costretta a mettere Chamberlin fuori dal gruppo durante il successivo tour (complice la morte per overdose del tastierista Melvoin, molto più che un turnista e collega di vizio proprio di Jimmy).
Diciassette anni dopo la cronistoria di una giornata, questo il tema dei due CD e tre vinili che costituivano l’opera originale, non ha perso in impatto, potenza e senso evocativo. Considerata la pretenziosità del lavoro, è probabilmente quanto di più significativo si possa dire sull’esito di quelle lunghe e travagliate registrazioni. Oltretutto arricchitesi negli anni di una quantità di bootleg e demo che non hanno fatto altro che cementare il piccolo mito di un disco fuori dal tempo, fuori dai canoni e dentro le teste di milioni di ascoltatori in età formativa o già approdati all’età adulta da un pezzo.
Mai Corgan e gli Smashing Pumpkins avevano potuto contare su una produzione di quei volumi e qui il riferimento è puramente quantitativo: 28 i pezzi “ufficiali”, altrettante le b-side dei generosissimi singoli estratti (di cui ben 21 assolutamente inedite cui va ad aggiungersi una raccolta di spunti rimasti inutilizzati, “Pastichio medley”). Non può davvero sorprendere, quindi, che i tre CD di materiale extra inclusi in questa riedizione, in cui il disco originale viene finalmente rimasterizzato, riescano ancora oggi a proporre infinite variazioni sul tema, mai distribute prima di oggi. Se ogni operazione di questo tipo si pone lo scopo di celebrare un album e, al tempo stesso, di trasportare l’ascoltatore dietro le quinte, accompagnandolo nella scoperta delle fasi di creazione dei pezzi e dell’opera complessiva, allora l’obiettivo viene raggiunto e surclassato agilmente dal “pacchetto”.
La versione rimasterizzata permette di apprezzare suoni più puliti (“To forgive”), una batteria più cristallina e potente (“Tonight, tonight”), un assolo ancora più muscoloso (“An ode to no one”) o scoprire maggiore dinamicità e respiro più ampio (come nell’introduzione di “Love”)... ma soprattutto di affondare le mani in un piccolo tesoro. Arriva finalmente una versione tirata almeno parzialmente a lucido della splendida “Methusela”, c’è spazio per una take #11 di “X.Y.U.” che nell’incedere scarno, ruvido e senza calcoli ricorda da vicino un pezzo di “Bleach” (Nirvana), piuttosto che la possibilità di perdersi nell’effetto ipnotico di “Beautiful (loop version)” o in una “Ugly” quasi unplugged.
Con “By starlight (Flood rough)” basta chiudere gli occhi per avere la sensazione di essere appollaiati su di uno sgabello negli studi di Pumpkinsland, “Jupiter’s lament (barbershop)” esalta la passione di Corgan per i Beatles, arrivando addirittura alle armonizzazioni, mentre Iha trova ancora spazio con l’inedita “Lover” (prescindibile nel grande schema delle cose, amabile per chi in questo cofanetto cerca tutta la storia di quell’epoca degli Smashing Pumpkins).

La confezione include anche un DVD con parte dell’esibizione della band a Brixton e al Rockpalast nel 1996, oltre al libro già accennato più sopra con le riflessioni di Corgan su ognuno dei 28 brani del disco. E per chi non sa come riempire i pomeriggi, anche il materiale per del sano decoupage a tema. "Mellon collie & the infinite sadness" è disponibile anche in versione vinile, con quattro dischi che, purtroppo, tradiscono la tracklist differente proposta nell’ormai introvabile edizione originale, pensata per dare senso compiuto a ogni singolo lato. Si guadagna, però, in qualità audio, che non è poi cosa da poco.
Ma il senso di accanimento iniziale? Semplice, ammazzare chi è rimasto intrappolato nella melancolia di quegli Smashing Pumpkins a vita, dando il via al materiale aggiuntivo con una “Tonight, tonight” costituita solo dalla parte di archi. Crudele, irresistibile. The night has come to hold us young.
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