«GIRL ON FIRE - Alicia Keys» la recensione di Rockol

Alicia Keys - GIRL ON FIRE - la recensione

Recensione del 30 nov 2012 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

E’ una dura vita, quella di certi artisti. Evolversi rimanendo legate alle proprie radici. Cambiare rimanendo fermi. Crescere, rimanendo giovani. E’ la storia di tanti e tante cantanti. E’ la storia di Alicia Keys, sicuramente.
Una che, come molte altre colleghe, deve sempre dimostrare qualcosa. Non è in lotta per il trono di “Regina del pop” (una contesa peggio di una saga medievale, degna di un “Game of thrones”). Ma il suo percorso è ancora più difficile. Dimostrare di essere in grado di rinnovare l’R’n’B e la musica black, aprirla alle nuove generazioni, senza tradirne le origini. E’ la sua storia ed è la sua maledizione, anche in “Girl on fire”.
Il quinto disco è la storia della sua rinascita. L’ennesima - già i dischi precedenti parlavano di “Come sono”, “Libertà”, ect. Oggi è una “Alicia Keys nuova di zecca”, una “Brand new me”, che ci viene raccontata dopo un’introduzione di piano classico, messa lì per ricordarci che è una musicista vera.



Alicia è rinata perché è diventata mamma. E come tutti i genitori/musicisti deve mettere il suo pargolo nell’album: la voce compare già alla fine di “When it’s all over”, canzone che risponde a quel bisogno di “modernità/tradizionale” che è sempre presente nella musica della Keys rappresentato anche dalla presenza in consolle del richiestissimo Jamie XX (uno degli ospiti di spicco, assieme alla giovane Emeli Sandé, co-autrice di tre brani).
Beat e suoni sintetici su piano e voce. Però in buon equilibrio - quello che per esempio non c’è in “New day”, pasticciaccio di suoni, voci e beats.



Per fortuna, questa canzone è l’eccezione, non la regola: l’equilibrio si ritrova subito dopo nella title track e in buona parte del disco, costruito tra pop nero e moderno e ballate. Rimane musica un po’ più tradizionale, che mette in luce il suo talento “puro”, come nel duetto con Maxwell “Fire we make” e soprattutto nella stupenda “One thing” - scritta non a caso da Frank Ocean, uno che ha fatto del talento puro e del minimalismo la sua forza.
Ma alla fine, a differenza del precedente “The elements of freedom”, “Girl on fire” è un album appunto più equilibrato, più a fuoco. Un buon punto di incontro tra le diverse anime dell’artista e una ulteriore (inevitabile) dimostrazione del suo talento.
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