BESTIE

42 Records (CD)

Voto Rockol: 3.5 / 5
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di Marco Jeannin

Nuovo album per i Criminal Jokers, il nostro Observer della settimana scorsa. “Bestie”: dieci pezzi prodotti da Francesco Motta (autore, arrangiatore, voce e batteria del gruppo) e Manuele Fusaroli al NHQ di Ferrara, e registrati al White Rabbit Hole Studio di Ponsano (Volterra) con la partecipazione di Mirko Maddaleno (Baby Blue), Nada, Wassilij, Kropoktin (King of the Opera) e Matteo Dainese (Il Cane). Dei Criminal Jokers avevamo un bel ricordo: "This was supposed to be the future”, uscito l’anno scorso, era un buonissimo esordio, ricco di spunti e ben augurante per il futuro. Futuro che ora siamo in grado di tastare con mano con una certa cognizione di causa. Perché di cambiamenti in casa Jokers ce ne sono stati, e non sono cose da nulla. Primo: il cambio di lingua. Prima l’inglese, ora l’italiano. Più comprensibile, più fluido, più spigliato. Secondo: il cambio di formazione. Prima erano un trio, con l’ingresso di Alice Motta (piano e violino) ora sono un quartetto. Terzo: il passaggio ad una nuova etichetta, con magari la voglia di fare le cose con un po’ più di esperienza sulle spalle. Giusto per non cadere preda di chi non può non citare i “cugini” Zen Circus ad ogni tornata.

Il disco si apre ottimamente con il singolo “Bestie”, ballata cadenzata dai toni agrodolci, ottimamente prodotta e arrangiata, che vince a mani basse il titolo di pezzo migliore della cucciolata. Qui ci sono dentro praticamente tutti i “nuovi” Criminal Jokers: cinici, asciutti, diretti sia nella melodia che nel testo. “La fine che ci meritiamo è niente” canta Francesco, e tanto basta a farsi un’idea di quello che sarà il tono generale del disco. Molto bene anche “Fango” e “Quando arriva la bomba”, folk strampalato e per questo particolarmente divertente.



Folk che sostanzialmente pervade tutto il lavoro, declinato però in base alle necessità del caso: vedi la psichedelia di “Cambio la faccia” o il post-punk di “Lendra”. Saper padroneggiare i generi piegandoli alle volontà comunicative è il segno di una band in crescita, conscia dei propri mezzi. Alla luce dei fatti, i Criminal Jokers se non sono una band già matura, lo stanno diventando molto rapidamente. “Bestie” altro non è che una tappa intermedia su questo cammino di maturazione, un album dai toni scuri, che in poco meno di quaranta minuti riesce a trasmettere quel senso di disagio che, per quanto inflazionato, rimarrà sempre uno dei motori principali della musica, chiamiamola “alternativa”.

“Bestie” è la disillusione di quattro ragazzi coperti di fango, che tappano la bocca a quello sul punto di gridarti in faccia.