«¡UNO! - Green Day» la recensione di Rockol

Green Day - ¡UNO! - la recensione

Recensione del 24 set 2012 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

La storia dei Green Day è una sequenza di “Chi l’avrebbe mai detto?”
Chi l’avrebbe mai detto che un trio di punk californiani all’apparenza un po’ sfigati avrebbe sfornato uno dei dischi più fortunati degli anni ’90 - “Dookie” rivitalizzando da sola un genere? E chi l’avrebbe mai detto che nel decennio successivo, dopo un periodo di stanca, avrebbe sfornato un’opera ambiziosa come “American idiot”, che avrebbe avuto un successo altrettanto importante?
E chi l’avrebbe mai detto che, dopo un’altra rock opera come “21st century breakdown”, avrebbero mollato tutto per tornare a fare rock dritto?
Eppure questo è “¡Uno!”, primo album della trilogia che si concluderà a gennaio. Già, perché all’annunncio di tre album in quattro mesi, in molti han pensato: “Olé, ce li siamo persi. Si son montati la testa”.
Invece.
Invece rimane che la trilogia è un’operazione ambiziosa e rischiosa, di questi tempi, tentata in passato solo da band altrettanto ambiziose (i Van Halen dei tempi d’oro, o i Kiss, che ne pubblicarono addirittura 4 e in contemporanea). Ma tutto è compensato dal risultato, almeno da quello che possiamo sentire finora. "¡Uno!” è un signor disco di canzoni-canzoni. Dimenticate il “concept album” (termine che fa venir la tremarella ad ogni ascoltatore appena esce dalla bocca di qualsiasi musicista), dimenticate le rock opere che diventano musical. Qua ci sono 12 canzoni quasi tutte attorno ai 3 minuti, neanche 40 minuti, di rock ‘n’ roll. Le anteprime che avete sentito in giro sono rappresentative. “Oh love” è il primo singolo: ampiamente melodico, un omaggio a quel power-pop che i Green Day avevano frequentato nel “side-project” Foxboro Hot Tubs.



Più power che pop, a dir la verità. La melodia c’è sempre, come in “Kill the DJ”, che ricorda un po’ i Clash, così come “Carpe diem”. Ah, il caro vecchio punk è sempre lì: accordi veloci e batteria sono lì che incalzano anche in “Let yourself go” e “Loss of control”.
Il risultato è un gran bel disco, divertente e inaspettato, che mette in mostra una vena creativa pura e notevole. Peccato che questa vena creativa si accompagni ad una cosa che è l'opposto del "chi l'avrebbe mai detto", anzi è lo stereotipo: Billie Joe che entra in rehab per abuso di sostanze. Ma questa notizia non sporca il risultato: “¡Uno!” è un disco da mettere in repeat come se niente fosse, in attesa delle sorprese (musicali) che i Green Day ci riserveranno nei prossimi mesi.
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