«HAVOC AND BRIGHT LIGHTS - Alanis Morissette» la recensione di Rockol

Alanis Morissette - HAVOC AND BRIGHT LIGHTS - la recensione

Recensione del 03 set 2012 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ci sono alcuni modelli, alcuni “pattern” nella creatività musicale. Alcuni funzionano quasi sempre, altri sono stereotipi. Numero uno: gli artisti fanno dischi migliori dopo un periodo di sofferenza, la musica che arriva dalla felicità è meno creativa. Numero due: gli artisti fanno dischi sperimentali, che li allontanano dal loro sound, a cui invariabilmente ritornano l’album dopo.
Quest’ultimo “pattern” è quasi sempre vero. Quello precedente - derivato dal mito romantico dell’artista tormentato - è uno stereotipo. Prendete "Havoc and bright lights" di Alanis Morissette.
E’ il primo disco di inediti in oltre quattro anni, da “Flavors of entanglement”. Quest’ultimo arrivava dopo un periodo turbolento, la fine di una storia. Il tutto non portò ad una Alanis incazzata come alle origini, ma a un nuovo produttore, Guy Sigsworth, e (parzialmente) ad un sound orientato all’elettronica. Meglio le intenzioni che il risultato.
Oggi Alanis è felice. Serena. E' pure mamma da poco. Tutte quelle condizioni di felicità che, nello stereotipo, teoricamente peggiorano la creatività.
Sbagliato, almeno in buona parte: “Havoc and bright lights” è tutt’altro che un capolavoro, ma è un disco decisamente migliore del suo predecessore. Quel che è certo è che la Morissette ha cambiato casa discografica (dopo la Warner, questo è il primo album per la Sony), conservato il produttore ma ha abbandonato in larga parte le sperimentazioni elettroniche. Il tutto, per tornare ad un suono più riconoscibile. Basta ascoltare “Guardian”, che per impasto sonoro tra chitarre, cantato e “coloriture” potrebbe tranquillamente uscire da uno dei primi album, quelli prodotti da Glen Ballard. Stesso dicasi per la più oscura “Celebrity”, o per il pop solare di “Empathy”.




Dicevamo: non aspettatevi un capolavoro, anzi. La Alanis odierna è lontana da quella degli esordi, ed è probabile che l’effetto per qualcuno sia un bello “yawn”. I tempi son cambiati, il contesto musicale è molto diverso, e questa musica - per quanto fatta con buone intuizioni come la ballata “Havoc” - non ha più l’impatto di “Jagged little pill”. Alanis combatterà sempre con il successo degli anni ’90, con quelle canzoni che non riuscirà ad eguagliare.
(E le va bene che la memoria collettiva ha rimosso quasi del tutto i suoi esordi da pop-star teenager. Quasi: andate su YouTube e cercate la spettacolare parodia della sit com “How I met your mother”: una protagonista è canadese e si vergogna di essere stata una cantante-ragazzina famosa, con tanto di imbarazzanti video trash).
Insomma, tanto mestiere e qualche buona zampata: questa è la Alanis odierna. Serena ed equilibrata, sia nella vita che nel fare musica, in grado di essere perfettamente riconoscibile, nel bene e nel male.

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