«MARIA ANTONIETTA - Maria Antonietta» la recensione di Rockol

Maria Antonietta - MARIA ANTONIETTA - la recensione

Recensione del 09 mar 2012

La recensione

Diciamocelo: se abbiamo amato Edda e il suo strano modo di cantare, perché mai dovremmo snobbare Maria Antonietta? Di motivi forse potrebbero essercene, a partire da questa vocina un po' noiosa e poi via via sempre più determinante nella buona riuscita del suo nuovo album omonimo, fino ad arrivare ai testi con alcune frasi post adolescenziali della ragazza egocentrica ma incompresa e troppo sensibile per farsi scivolare addosso qualsiasi cosa senza farsene un dramma personale.
La giovane rivelazione del cantautorato femminile (sì, perché a parte qualche neo, Maria Antonietta è già un gran personaggio), si presenta così, con dodici episodi scordati e amorevoli, spiazzanti per i concetti espressi nelle liriche e piacevoli per quell'andatura indie pop così fresca che incuriosisce subito portando l'ascoltatore - sin dal primo passaggio - a voler capire dove la cantante vuole andare a parare con tutte queste canzonette e parole dette così, senza filtro, scritte e interpretate come se fossero rivolte a sé stessa, come se stesse leggendo ad alta voce un diario scritto anni fa.
Il disco - che sembra dividersi in due parti, con i primi brani in scaletta più maliziosi e pop e gli ultimi più rock ed arrabbiati, urlati - si apre con una cinquina perfetta: "Questa è la mia festa" si presenta dolce e quasi in punta di piedi, con un testo a fare da contrasto a una melodia quasi delicata ("E faccio finta di essere convinta che l'universo non aspetti solo me"), "Con gli occhiali da sole" è scanzonata e naif quanto basta, ottimo esempio di canzone indie pop con un ritornello che ti si incolla in testa e non vuole saperne di andarsene. Anche qui il testo è una rivelazione ascolto dopo ascolto, come se il titolo facesse perdere le speranze di trovarci dietro un messaggio che non sia solo "E con gli occhiali da sole facevamo colazione e fumavamo venti sigarette e bevevamo l'Estathe": le parole di Maria Antonietta sono quelle che verrebbero in mente a molte altre persone, quelle che ognuno di noi potrebbe aver scritto nelle lettere al liceo, e invece lei ha anche il coraggio di cantarle, e quel finale "se ci penso troppo forte penso che potrei morire" lascia stupiti e ancor più affamati delle sue canzoni.
E queste arrivano… arrivano con la malinconica e nostalgica "Estate '93" dove la giovane cantautrice canta la frase emblema di tutto il disco: "Che poi tutte le mie canzoni parlano di un solo cazzo di argomento, della mia incapacità di accettare la realtà". Arrivano anche "Quanto eri bello" - scelto come primo, azzeccatissimo singolo - uno di quei brani che già in concerto me lo vedo cantato a squarciagola dal pubblico, e "Saliva", a tratti struggente, come struggente può essere una consapevolezza di una ragazza di vent'anni o poco più alle prese con le prime delusioni amorose e che canta frasi cariche di verità: "perché mi sento uno schifo e non è la prima volta, non è neanche la seconda, e io ti odio, ma fingo bene sono molto intelligente quando mi conviene".
Classe 1987, Maria Antonietta, all'anagrafe Letizia Cesarini, è nata a Pesaro e scrive canzoni veloci e frenetiche, come un fiume in piena sono anche le sue parole e le storie che racconta, con il supporto magistrale di Dario Brunori che l'ha affiancata nella registrazione e nella produzione dei brani. E per la serie ci fa o ci è, per quanto possa contare il parere di una che inizialmente non le dava due lire, Maria Antonietta ci è eccome.
Rockol l'ha scelta per inaugurare il primo capitolo di The Observer 2012, continuate a seguirla insieme a noi.

(Daniela Calvi)

Tracklist:
"Questa è la mia festa"
"Con gli occhiali da sole"
"Estate '93"
"Quanto eri bello"
"Saliva"
"Maria maddalena"
"Santa Caterina"
"Stasera ho da fare"
"Stanca"
"Motel"
"Tu sei la verità non io"
"Alla felicità e ai locali punk"

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