«TAKE CARE - Drake» la recensione di Rockol

Drake - TAKE CARE - la recensione

Recensione del 19 dic 2011 a cura di Alessandra Zacchino

La recensione

Drake si è imposto nella scena mondiale con il suo album d’esordio "Thank melater" pubblicato poco più di un anno fa. “Take care” ha il compito di cementare il successo e la credibilità dell’artista canadese. Se è vero che “il secondo album è sempre il più difficile”, Drake non sembra per nulla intimorito nell’affrontare questa cruciale prova per la sua carriera. Piuttosto sembra avanzare con spavalderia (e anche un pizzico d’arroganza), facendosi largo ancora di più nell’attuale scenario r&b e hip hop. Lo dimostrano le vendite straordinarie già nella sua prima settimana d’uscita: ben 600mila copie (duecentomila in più di “Thank me later”). Il suo è il terzo album con il maggior numero di copie vendute negli Stati Uniti in una settimana dell’intero 2011.
Il nuovo disco si apre con l’atmosfera sognante di "Over My Dead Body" che fa ben sperare per il mood generale del disco, che prosegue con un’altra ballatona r&b dalle atmosfere anni ’90 (“Shot for me”) e avanza tra rime e storie che parlano di donne e relazioni, con suoni spesso scarni ma d’effetto, citazioni e campionamenti talvolta alquanto originali. “Take care” contiene il pensiero di Drake aggiornato alla sua nuova realtà fatta di fama, gloria e soldi a palate, di voci di corridoio, relazioni vere o presunte, tanti amici famosi, premi da pubblico e critica e un nuovo e grandioso stile di vita. La sua onestà nel raccontare di sé, ma anche la sua versatilità come autore, cantante e rapper fanno di Drake un personaggio degno più di altri del successo. Prodotto in gran parte da Noah “40” Shebib, “Take care” abbonda di collaborazioni eccellenti, ma trova spazio anche per artisti minori certamente cari al 25enne canadese come l’etiope The Weeknd presente nell’ottima “Crew love” e anche nella canzone di chiusura “The ride”. C’è Rihanna nella danzereccia “Take care” dove si cela la presenza del compianto Gil Scott Heron, c’è Nicki Minaj in “Make me proud”, l’immancabile Lil’ Wayne , ma anche Rick Ross in “Lord knows” prodotta da Just Blaze, Andre 3000 che cita Adele in “The real her” e persino Stevie Wonder che con la sua inconfondibile armonica impreziosisce il finale della delicata “Doing it wrong”.
Con “Thank me later” Drake si è guadagnato un posto di rilievo nella mappa della musica “urban”. Con “Take care” ci comunica che se l’è ampiamente meritato.

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