«BLUE SLIDE PARK - Mac Miller» la recensione di Rockol

Mac Miller - BLUE SLIDE PARK - la recensione

Recensione del 14 nov 2011 a cura di Alessandra Zacchino

La recensione

Due mixtape sono bastati per fare di Mac Miller una nuova, piccola stella nel firmamento hip hop. Un “viso pallido” 19enne proveniente da Pittsburgh in Pennsylvania, dove fino a poco tempo fa ancora frequentava i banchi di scuola a pochi metri dal Frick Park sulla Beechwood boulevard, luogo che ispira il titolo dell’album. Mac è quindi estremamente giovane, forse troppo per macinare delle rime di alti contenuti, ma coerentemente si esprime col suo linguaggio e con la freschezza dei suoi anni. Il ragazzo non ha ancora accumulato molte esperienze formative e quando ha scritto questo disco non aveva probabilmente mai messo il naso fuori da Pittsburgh. Mac però si è ritrovato improvvisamente sulla bocca di tutti, catapultato nelle alte sfere della scena hip hop dopo che la sua canzone “Donald Trump” è diventata un fenomeno su Youtube con oltre 27 milioni di visite. Non male per un esordiente.
L’interesse verso di lui è cresciuto di conseguenza, creando una forte attesa attorno al suo album di debutto “Blue slide park” che, come non accadeva dai tempi dei Dogg Pound nel lontano ’96 con “Dogg food”, è schizzato al comando della classifica di Billboard appena una settimana dopo l’uscita, e la bibbia del music business lo ha pure messo in copertina, poco fa. Per un indipendente un posto assicurato nel guinnes dei primati.
Ma cos’ha di speciale Mac Miller? E’ davvero, come ha annunciato Donald Trump, il nuovo Eminem ? “Blue slide park” è un viaggio per lo più spensierato dove il giovane Mac racconta il suo mondo. Semplice e un po’ immaturo certo, ma non è difficile rintracciare il potenziale del giovane rapper in canzoni come “Party on fifth avenue”, “Under the weather”, “Man in the hat” e “One last thing”. In generale, Mac Miller è un ragazzo che con grande intelligenza ha saputo sfruttare al meglio i mezzi messi a disposizione dalla sua generazione per creare un deciso “buzz” attorno al suo nome e al suo personaggio, riuscendo così ad alimentare una curiosità ben presto uscita dalla ristretta cerchia locale. Già, perché Mac Miller è diventato un caso dapprima nazionale e poi d’interesse internazionale grazie alla diffusione planetaria di internet, arrivando nelle camerette dei suoi coetanei in ogni angolo del mondo. Mac è il nuovo eroe bianco del rap e, come si diceva, ha un grosso potenziale provato dal suo recente successo. Il difficile arriva ora. Riuscirà a raggiungere un nuovo e più alto livello e conservare la sua integrità artistica, ora che può richiedere i migliori produttori e tutti i “featuring” che vuole? Il successo gli darà alla testa? La sua forza fino ad ora è stata quella di essere il perfetto figlio del suo tempo, di aver costruito il suo seguito attraverso una stretta connessione con i suoi fans. Riuscirà a restare connesso e con i piedi per terra? E’ tutto da dimostrare.

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