«PALA - Friendly Fires» la recensione di Rockol

Friendly Fires - PALA - la recensione

Recensione del 23 mag 2011 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Il secondo album dei Friendly Fires era uno dei più attesi del 2011 in ambito indie, soprattutto in Inghilterra. Già, perchè con il primo eponimo lavoro del 2008, in patria il trio di St.Albans ha avuto un successo assolutamente degno di nota (200,000 copie vendute, nomination al Mercury Prize e Brit Awards), mentre all'estero diciamo che non sono riusciti a raggiungere gli stessi picchi di popolarità, pur ottendendo buoni riscontri ovunque.
“Pala” è il titolo del loro secondo disco, un nome che si rifà alla fantomatica isola buddhista sulla quale fu ambientato l'ultimo romanzo dello scrittore inglese (nonché uno dei padri del movimento hippie) Aldous Huxley intitolato proprio “L'isola” (1962). E se per realizzare questo disco Ed MacFarlane e soci non sono andati in mezzo al mare, hanno comunque deciso di farlo in modo itinerante, tra la loro città, la campagna francese e inglese, Londra e New York al fianco, ancora una volta, del produttore Paul Epworth.
Un'azzeccata miscela di funk, elettronica e indie-pop furono gli ingredienti vincenti del primo album ed in linea di massima sono gli stessi che si ritrovano in “Pala”. I Friendly Fires hanno le capacità ed hanno buon gusto: la capacità di donare un gusto pop non banale e fresco ai loro pezzi, il buon gusto di scegliersi con cura le fonti d'ispirazione alle quali attingere.
La maggior parte dei brani sono praticamente perfetti per la stagione estiva alle porte, per le serate danzereccie open-air, con ritmi elettronici ballabili imbevuti nella collaudata formula funk. Come le influenze anni Ottanta di “Live those days tonight” e “Running away”, l'inizio Daft Punk di “Blue cassette” e le melodie più sognanti della riuscitissima “Hawaiian air”.
O ancora gli echi di Talking Heads dell'ottima “True love” (che ricorda “In the hospital” del primo disco dei FF) ed il sound un po' tropicale di “Pull me back to earth”.
Non mancano i lenti come “Hurting” e la title-track (entrambe decisamente french-touch) e le derive kraut-rock di “Helpless”, brani discreti che spezzano in modo non invasivo il ritmo.
Insomma, i Friendly Fires non hanno inventato nulla di nuovo, anche rispetto al primo disco, ma la loro miscela è talmente immediata e funzionale che non si può dire che “Pala” non sia un disco incredibilmente fresco e gradevole.
E se due indizi fanno una prova, due album riusciti fanno una band matura e pronta al grande salto.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.