«BLESSED - Lucinda Williams» la recensione di Rockol

Lucinda Williams - BLESSED - la recensione

Recensione del 07 mar 2011

La recensione

A cinquantasette anni e dopo una vita tormentata il giusto Lucinda Williams si sente finalmente “blessed”, un’anima beata, benedetta, fortunata. Consapevole del suo posto nel mondo, realizzata nella vita e nel lavoro. Il marito Tom Overby è (di nuovo) al suo fianco come produttore del disco, accanto a Eric Liljestrand e allo scafatissimo Don Was. Uno abituato a fare sfracelli in classifica (“Nick of time” di Bonnie Raitt resta probabilmente il suo best seller). A passare indifferentemente da Bob Dylan Zucchero. Un mercenario della musica, insomma, ma che sa – eccome – il fatto suo. La sua impronta fa di “Blessed” un disco più rotondo, più rifinito, più levigato delle precedenti opere della Williams. Ma ascoltate un po’ come fa suonare le chitarre…Se il vostro cuore batte per i Rolling Stones e per Neil Young quando dà di matto con i Crazy Horse, qui c’è pane per i vostri denti (ma già lo sapevate, se conoscete il personaggio), le elettriche a tutto volume di “Seeing black”, di “Blessed”, di “Convince me” sono quanto di più esaltante e viscerale il roots’n’roll americano di oggi possa mettere sul piatto: applausi alla band, rinnovata con l’esclusione della sezione ritmica, al chitarrista Val McCallum chiamato al non facile compito di sostituire il pistolero Doug Pettibone e a tutti gli altri (un Elvis Costello così, travestito da guitar hero, non lo si era mai sentito prima). Siccome però stiamo parlando della Williams, figlia di un apprezzato poeta che l’ha allevata “in un ambiente culturalmente ricco, economicamente povero”, il suo non è mai un r’n’r da testi adolescenziali e rime baciate. Tutt’altro. Con l’età che avanza, e le esperienze dolorose di vita che si accumulano, Lucinda riflette spesso e a fondo sul tema della morte: in “Copenhagen” (che ha il mood di certe cose di Chris Isaak) registra lo shock e lo straniamento che procura una notizia tragica e inattesa (nel suo caso, dicono, la morte dell’ex manager); in “Seeing black”, un bruciante sfogo di rabbia e frustrazione, pone una sequenza di domande senza risposta a un amico che ha preferito farla finita e “abbandonare la nave”, il cantautore Vic Chesnutt (amatissimo dai colleghi, i Cowboy Junkies hanno appena pubblicato un bell’album di sue canzoni). “Ugly truth” trasmette disilussione, “Convince me” voglia di illudersi e di aggrapparsi a un appiglio consolatorio. Non è un “happy record”, “Blessed”, a dispetto del momento felice vissuto dalla sua protagonista, ma contiene anche luce e speranza. Ad esempio nella canzone che intitola il disco, abitata da uno spirito quasi evangelico nel suo trarre conforto e ispirazione dall’esempio dei reietti, degli emarginati, dei puri di cuore: una galleria di personaggi che somigliano molto a quelli ritratti nei suggestivi scatti fotografici delle molteplici copertine (nove in tutto) dell’album, disponibile in versione standard e deluxe con l’aggiunta dei “Kitchen tapes”, i nastri demo incisi nell’intimità della cucina di casa. Ed è un disco ben bilanciato, in dosato equilibrio tra rock e ballata. Il rock blues di “Buttercup” (Lucinda respinge un ex amante fuori tempo massimo nei suoi pentimenti) è un viatico adeguato, solido e rassicurante (e anche chi ha un debole per le sonorità dell’Hammond B-3, qui è accontentato); all’altro capo del filo c’è “The awakening”, un dormiveglia onirico e psichedelico che a qualcuno ha ricordato, non a torto, certe litanie di Patti Smith, lei pure rocker e poetessa. In mezzo ci sta la Williams che conosciamo, la sua voce stropicciatissima e cantilenante da cowgirl nella sabbia. Ballate soffuse, rassegnate e countreggianti come “Dont’ know how you’re living”, cullate dalle onde placide e malinconiche della lap steel di Greg Leisz, finissimo stilista e altro grande protagonista del disco. Ninne nanne per adulti come “Kiss like your kiss” (già nella colonna sonora di “True blood”) e “To be loved”, un blues lento in cui Lucinda rivendica il diritto naturale alla dignità e all’amore. Oasi di confortevole semplicità come “Sweet love”, con il tastierista Rami Jaffee che cesella di fisarmonica sullo sfondo. Canzoni di guerra come “Soldiers song”, narrate con un’efficace tecnica split screen alternando immagini domestiche e dal fronte. La Williams di “Blessed” inanella un rosario di preghiere, di esortazioni, di vividi ritratti umani, di parabole moraleggianti. Sempre più brava, sempre più sicura di sé. Non date troppa retta a chi rimpiange per forza l’impeto ruvido di “Car wheels on a gravel road”, il suo capolavoro riconosciuto. Ascoltate di nuovo le chitarre sciabolanti di “Seeing black”, il crescendo irresistibile di “Blessed”, il dolce tintinnio di “Sweet love”. Le umane contraddizioni di una cinquantesettenne che si sente ancora come una bambina di sette anni, “perché non sarò mai capace di comprendere la vastità di ciò che ho appena imparato”.



(Alfredo Marziano)

TRACKLIST

02. Dont’ know how you’re living
07. Blessed
11. The awakening
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.