«ORA - Jovanotti» la recensione di Rockol

Jovanotti - ORA - la recensione

Recensione del 25 gen 2011 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Si possono dire diecimila cose su ogni disco di Jovanotti. E probabilmente quasi altrettante ne avrete già lette su “Ora”, dopo la, presentazione alla stampa dell’altro giorno. Soprattutto avrete letto molti titoli che, più che puntare sulla musica, insistono sulle vicende personali di Lorenzo (questo è un disco nato in un periodo difficile per lui, con la scomparsa della sua mamma) o sulle sue dichiarazioni politiche. Magari in qualche sottotitolo avrete letto che questo è un disco dance.
Le diecimila cose che si possono dire sono ovviamente tutte legittime, a seconda del punto di vista che si sceglie per affrontare il disco. Ma se dovessimo scegliere una sola delle diecimila cose che si possono dire sarebbe: “Ora” ha un grande sound. Che non è propriamente dance o, meglio, non è soltanto dance. Ma elettronico sì, con diverse sfumature dei suoni sintetici, a servizio di canzoni-canzoni. C’è “Un po’ di apocalisse e un po’ di Topolino”, in questo disco, come canta Lorenzo nella canzone di apertura, “Megamix”: l’apocalisse sono i suoni, ora incalzanti, ora più rilassati, ma comunque mai banali. Topolino è la melodia, a cui Lorenzo non rinuncia mai.
“Ora” arriva a quattro anni da “Safari”, che era il disco più “suonato” di Lorenzo, punto di arrivo di un percorso che l’aveva visto avvicinarsi sempre di più alla forma canzone tradizionale, e al modo “tradizionale” di suonarla. Lorenzo ha scelto di imparare l’arte e metterla da parte, con “Ora”. Ci sono canzoni molto nel suo stile (come “Tutto l’amore che ho” e “Ora”), ma vestite di un vestito nuovo. Ci sono canzoni molto dance come “Spingo il tempo al massimo” o “Io danzo”, giocate su beat e sintetizzatori. Poi ci sono canzoni più tradizionali, come il rock di “Il più grande spettacolo dopo il big bang”, le ballate “Le tasche piene di sassi” “L’elemento umano”; ci sono riferimenti alla canzone francese (la bellissima “Quando sarò vecchio”) e alla musica etnica (l’altrettanto bella “La bella vita”, con Amadou & Mariam).
Ci sono 25 canzoni (che diventano 15 nella versione “basic” del disco). E sono tante, ma non troppe: ci sono alcuni momenti di stanca come “Dababadance” e “Go!!!!!” (più che canzoni sono divertissment elettronici) e una bella versione acustica de “L’elemento umano” che forse sarebbero state meglio come bonus tracks di una versione digitale. Ma Lorenzo dice che questo, più che un album, è una playlist. Però è anche vero che dietro tutto questo c’è un pensiero, altro che semplice playlist. Un pensiero che si sente nei temi musicali e lirici che ritornano: si parla molto d’amore, ovviamente, ma anche molto di universo e di cosmologia, nelle canzoni.
E’ un disco allegro (“per compensazione” rispetto al periodo umano in cui è nato, spiega Lorenzo); e soprattutto è un disco che mette allegria, “Ora”. Questo è probabilmente il miglior complimento che gli si può fare.

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