«HOT RATS - Frank Zappa» la recensione di Rockol

Frank Zappa - HOT RATS - la recensione

Recensione del 01 dic 2010

La recensione

Con l’eccezione del “side project” del 1967/68 “Lumpy gravy”, “Hot rats” è il primo album registrato da Zappa senza le Mothers - anche se in questo disco continua ad impiegare alcuni componenti della band come collaboratori, fra cui il polistrumentista Ian Underwood. Se in “Cruising with Ruben and the Jets” (1968) Zappa aveva omaggiato il doo-wop, con “Hot rats” esplora il jazz-rock: il risultato è un classico del genere.
Genialmente, fonde la raffinatezza compositiva del jazz con l’abbandono grezzo e “sporco” del rock - quest’ultimo più evidente nelle tre jam più lunghe (“Willie the Pimp”, “Son of Mr Geen Genes” e “The Gumbo variations”), la prima più presente nelle tre jam più brevi (specialmente in “Peches en regalia”). Ma forse la scoperta più interessante di “Hot rats” sta nel suo virtuosismo come chitarrista elettrico, che qui trova la prima documentazione e brilla specialmente in “Willie the Pimp”, in cui il vocalista ospite è Captain Beefheart. Per tutto l’album, le doti di melodista di Zappa sono in grande spolvero, sia che si snodino lungo l’intera durata di un brano sia che servano da punto di partenza per gli altri musicisti.
La band è composta, oltre che da Underwood, da Max Bennett, John Guerin, Jean-Luc Ponty, Lowell George, Don “Sugarcane” Harris, Paul Humphrey, Shuggie Otis e Ron Selico: ma l’indiscutibile leader e Zappa, protagonista di un album energico e frizzante, senz’altro uno dei migliori esempi di jazz/rock di sempre.

Riccardo Bertoncelli dice:
"Stanco ‘del pubblico che applaude sempre al momento sbagliato’, in realtà oppresso da debiti e frustrazioni, F. Z. scioglie i Mothers e sceglie la libertà. L'inizio è un disco memorabile, con cinque strumentali in lingua Zap jazz rock più una depravata canzone, “Willie the Pimp”, sbraitata dal vecchio amico degli anni giovani Don Van Vliet, in arte Captain Beefheart”.
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