«SCREAM - Ozzy Osbourne» la recensione di Rockol

Ozzy Osbourne - SCREAM - la recensione

Recensione del 24 giu 2010

La recensione

In America stanno studiando il suo DNA, per capire come ha fatto ad arrivare vivo a 61 anni nonostante una vita di eccessi di ogni tipo. E questo è solo uno dei mille motivi per cui Ozzy Osbourne è ormai una vera e propria leggenda vivente. Non bastasse il suo passato con i Black Sabbath, non bastassero i suoi dischi solisti fondamentali per la scena metal attuale e passata, negli ultimi anni ci hanno pensato perfino i reality show a renderlo un personaggio ancora più famoso e contraddittorio. Ora il "Madman" torna con il nuovo album "Scream", dopo aver lasciato passare tre anni dal precedente "Black Rain", un disco niente male e che ha venduto molto bene in tutto il mondo. Chiariamo subito una cosa: non c'è nulla di nuovo sotto il sole, quello che Ozzy ha da offrire è sempre il caro e vecchio heavy metal, riproposto senza particolari varianti. Le canzoni sono state prodotte dallo stesso Osbourne e da Kevin Churko, come già successo tre anni fa. I due hanno scritto insieme i pezzi e hanno registrato quasi tutto al Bunker di Los Angeles, studio di proprietà del cantante americano.
Ecco, rispetto all'ultimo album questo "Scream" suona francamente un po' meno ispirato. Se in "Black Rain" non mancava qualche episodio interessante, in grado magari di attirare anche i non puristi del genere, stavolta siamo di fronte ad un disco più piatto e prevedibile. E sin dai primi ascolti si nota la mancanza del chitarrista Zakk Wylde, uno dei pilastri del suono di Ozzy, che non era mai mancato dal lontano 1989, anno di "No Rest For The Wicked". Le parti di chitarra infatti, stavolta affidate al musicista dei Firewind Gus G., non graffiano come in passato. Alla batteria invece troviamo Tommy Clufetos, ex Rob Zombie e Alice Cooper.
Il disco si apre con "Let it die", classica cavalcata alla Osbourne arricchita con suoni sintetici, e con il singolo "Let me hear you scream", che cerca senza trovarlo un ritornello da classifica. Si capisce già da queste tracce che l'ex leader dei Black Sabbath non è proprio al top della forma. Non manca qualche piccola variazione sul tema, come l'intro folkeggiante di "Diggin' me down", che poi in realtà si evolve come uno dei pezzi migliori e più duri dell'album, o la parentesi intimista di "I love you all", interessante per com'è arricchita da chitarre acustiche e archi. Ma per il resto si segue anche troppo fedelmente il copione, soprattutto in canzoni piuttosto scontate come "Fearless" e "Soulsucker". Il "Principe delle Tenebre" non si risparmia nulla, nemmeno le sue classiche ballatone dark, che stavolta sono "Life a life won't wait" e "Time". Riassumendo possiamo dire che "Scream" non è molto di più che un disco per fan, che piacerà agli adepti di Ozzy ma difficilmente ne attirerà di nuovi. I segreti del suo DNA sono ancora un mistero, ma la sua musica ormai la conosciamo e stupirci per lui è diventato sempre più difficile, ammesso che voglia farlo.


(Giovanni Ansaldo)
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