«RECOVERY - Eminem» la recensione di Rockol

Eminem - RECOVERY - la recensione

Recensione del 15 giu 2010 a cura di Alessandra Zacchino

La recensione

“Recovery” è il nuovo e inaspettato album di Eminem. Dopo “Relapse” nel 2009, eravamo al corrente di un secondo capitolo di quel disco, con del nuovo materiale comunque legato a quel progetto. Poi l’annuncio di un cambiamento di rotta. Eminem aveva sentito come non più fattibile un sequel di “Relapse” perché in studio le nuove canzoni avevano preso una piega differente, la musica aveva percorso un sentiero del tutto diverso. Così, è arrivato “Recovery” che si propone nel titolo, come il disco della ritrovata guarigione, piuttosto che alla ricaduta del precedente. I ben noti problemi di dipendenza di Eminem sembrano ormai appartenere al passato e si ravvisa un certo misurato ottimismo. La via da percorrere per la guarigione però, non sempre è in discesa. Per questo forse è il caso di allargare i propri orizzonti e farsi aiutare. Così Eminem si è circondato di vecchi e nuovi collaboratori per questo settimo album (il mentore Dr. Dre, Just Blaze, DJ Khalil, Boi-1da, Denaun Porter, Emile, Havoc, Jim Jonsin, Alex da Kid), trovando la luce alla fine del tunnel e riuscendo a guardarsi indietro e facendo tesoro degli errori commessi (come accade ad esempio in “Going through changes” con il campione di “Changes” dei Black Sabbath ). “Encore” e “Relapse” appartenevano ad un periodo ancora pieno di confusioni e dipendenze non del tutto debellate e di questo si scusa, anche se i risultati riportati non richiederebbero di certo alcun tipo di giustificazione da parte sua: “Relapse” è diventato doppio disco di platino e la Soundscan lo ha incoronato come “l’artista del decennio”. Negli ultimi mesi quindi, Eminem si è aperto a nuove possibilità e per “Recovery” ha voluto proporre degli insoliti gemellaggi: Detroit incontra New Orleans in “No love” con Lil’ Wayne (con un campionamento tratto da “What is love” di Haddaway! Un po’ pericoloso se non ti chiami Flo Rida, ma efficace se vuoi il mercato soprattutto europeo ai tuoi piedi) o i suoi duetti con due signore del pop come Rihanna che concede una nota melodica a “Love the way you lie” e Pink che canta (non al massimo della sua forma si direbbe) il ritornello di “Won’t back down”. “Recovery” è una sorta di dichiarazione d’intenti ed esprime il desiderio d’uscire dal buio che Eminem ha sperimentato nella sua vita mentre era fin troppo abbagliato dalle luci della ribalta. O a dirla con le sue parole, “Basta cazzeggiare, sono qua per rimediare. Sento d’aver deluso i miei fan e da loro devo farmi perdonare. Accettate le mie scuse. Sento finalmente di essere tornato normale. Mi sento finalmente di nuovo me stesso” (da “Talkin to myself”). Lui ci prova ma non necessariamente riesce a convincere d’essere riuscito davvero a cambiare rotta. “Recovery” sembra più la ricerca della giusta via per la redenzione che il raggiungimento della guarigione vera e propria. Potrebbe volerci ancora un pò. C’è sempre il rischio di una ricaduta.

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