«RAYMOND V RAYMOND - Usher» la recensione di Rockol

Usher - RAYMOND V RAYMOND - la recensione

Recensione del 22 mag 2010 a cura di Alessandra Zacchino

La recensione

Negli ultimi due anni, la vita di UsherUsher è radicalmente cambiata e con una tale generosa dose di dramma, da interessare e appassionare i tabloid internazionali. Certo che, dopo aver venduto 25 milioni di copie dell’album “Confessions” nel 2004, l’ansia da prestazione deve essersi fatta sentire e nel successivo “Here I stand”, Usher ha fallito nel tentativo di bissare quel successo. Perciò, è comprensibile che la pubblicazione di questo “Raymond V. Raymond” abbia avuto diverse false partenze, canzoni prematuramente finite online e molti cambiamenti sulla data d’uscita. Alla fine, come già avvenuto per “Confessions”, Usher ha optato per mettere ancora a nudo i suoi sentimenti, strategicamente intitolando il nuovo album come il noto film su un divorzio epocale, “Kramer vs. Kramer”. Già perché, Usher negli ultimi due anni ha vissuto la sua personale soap opera, frequentando la sua stylist personale, Tameka Foster, donna con già un matrimonio all’attivo, tre bambini e alcuni anni più di lui, mettendo così a repentaglio il suo rapporto con la madre/manager Jonetta Patton, che si è opposta sin dal primo momento. La Foster è poi rimasta incinta e dopo qualche colpo di scena, alla fine la coppia si è sposata nell’ufficio di un avvocato. La neosposa ha poi dato alla luce un secondo figlio e Usher ne ha dubitato la paternità, portando il suo matrimonio all’inesorabile conclusione. Questa telenovela è alla base di “Raymond v. Raymond” e il titolo sembra voler allettare il pubblico affamato di cronaca rosa a comprare il disco per scoprire altri sordidi particolari della vita coniugale di Usher. Nonostante all’apparenza si presenti come un disco che scava nella vulnerabilità del cantante, alle prese con riflessioni scaturite da quei due turbolenti anni da marito e padre, in realtà l’album tocca l’argomento solo in un paio di’occasioni (“Papers”, “Guilty”), preferendo indugiare sul fascino indiscusso dell’artista, il suo successo e le sue abilità d’amatore (“So many girls”, “Hey daddy”, “More”). Sul piano della produzione, di certo Usher non ha badato a spese, ingaggiando nomi come Jimmy Jam & Terry Lewis, Polow Da Don, Sean Garrett, RedOne, will.i.am, Danja e avvalendosi anche dei contributi come ospiti di Diddy, T.I., Ludacris, Nicki Minaj e will.i.am. Quest’ultimo, ospite e produttore della canzone “OMG”, è riuscito nel disperato intento di regalare ad Usher un altro singolo numero uno nelle classifiche, dopo il totale fallimento dei singoli pubblicati in precedenza.
In generale, “Raymond v. Raymond” è un album degno d’esistere nell’attuale scenario r&b, soprattutto grazie a canzoni come “Okay” e “There goes my baby”, tuttavia musicalmente sembra piuttosto in linea con gli standard dei quali la scena è già satura. In virtù dei numeri che Usher in passato è stato in grado di fare, ci si aspettava qualcosa di più. “Ci sono tre versioni di ogni storia. C’è un lato , c’è l’altro e poi c’è la verità”, così Usher esclama all’inizio dell’album. La verità di “Raymond v. Raymond, sembra ancora un po’ confusa.

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