Recensioni / 29 gen 2010

Massive Attack - HELIGOLAND - la recensione

Recensione di Ercole Gentile
HELIGOLAND
Virgin (CD)
Scontato, ma forse inevitabile, iniziare la recensione del nuovo album dei Massive Attack raccontando della lunga distanza che lo separa dall'ultimo lavoro in studio “100th window”. Già, perchè sette anni sono tanti. Perchè l'uscita di “Heligoland” è stato un parto tormentato (più volte sembrava che il disco fosse in dirittura d'arrivo, prima con un titolo, poi con un altro). L'attesa genera aspettativa: fattore positivo quando ad averla è il pubblico, fattore pericoloso quando questa si fa sentire troppo per gli autori. Forse (oltre alle colonne sonore realizzate per alcuni lungometraggi cinematografici) è stata proprio questa pressione a far decidere a Robert “3D” Del Naja e Grant “Daddy G” Marshall di mandare più volte le cose all'aria e di prendersi tutto il tempo ritenuto necessario per dare alla luce il quinto “figlio”. In realtà i due un gustoso assaggio ce lo avevano fornito qualche mese fa con l'EP “Splitting the atom”, del quale ritroviamo qui tre brani su quattro.
“Heligoland”, che prende il nome da un piccolo arcipelago situato nel nord della Germania, è un disco in cui si possono ritrovare diverse anime ed è probabilmente un lavoro che metterà d'accordo sia gli amanti del lato più black e trip-hop dei Massive, sia i fan della loro produzione più algida e claustrofobica.
Si parte con “Pray for rain” (già assaggiato sull'ultimo EP), un brano di quasi sette minuti che è la perfetta sintesi di quanto si afferma sopra: ritmo freddo e quasi militare associato alla calda voce di Tunde Adebimpe dei Tv On The Radio, fino alla intensa esplosione centrale in pieno stile trip-hop.
L'ottima “Babel” si presenta più veloce e sincopata, sfiora in alcuni passaggi il drum'n'bass, suoni oscuri e industriali in sottofondo, atmosfera cupa e la splendida Martina Topley Bird alla voce. “Splitting the atom”, title-track del citato EP, è classico trip-hop made in Bristol, tre voci (Del Naja, Daddy G e Horace Andy) che incontrano un sound lento ma ritmato, negro e tiepido, con testo politico-sociale (“No hope without dope, the jobless return, the bankers have bailed”).
Ecco poi la fantastica “Girl I love you”: domina la voce di Horace Andy (tra l'altro il brano è una rivisitazione di un suo vecchio singolo del 1974) su una canzone che ricorda i migliori episodi dei Massive Attack, alternanza di tempi ed atmosfere, giorno e notte che si abbracciano amorevolmente. “Psyche” è uno dei pezzi più elettronici e claustrofobici del disco, ritmo tranquillo ma incessante e ripetitivo che sorregge la voce di Martina Topley-Bird: versione leggermente diversa, ma altrettanto efficace, di quella presente in “Splitting the atom EP”. “Flat of the blade” vede Guy Garvey degli Elbow alla voce per il brano più algido del lotto, echi di Einsturzende Neubauten in sottofondo, fiati che creano tensione, elettronica minimal; “Paradise circus”, pur restando ad alti livelli, è forse uno dei momenti meno intensi, con la voce di Hope Sandoval (ex Mazzy Star) comunque ineccepibile su archi e base trip-hop.
In “Rush minute” il microfono torna a 3D per uno splendido brano che porta il tipico marchio di fabbrica del duo, arriva l'onda lunga di “100th window” ed i suoi suoni cupi, qui però più veloci. “Saturday come slow” spicca per la presenza di Damon Albarn: per registrare questa traccia i Massive si sono recati direttamente nello studio del frontman dei Blur e Gorillaz, un brano lento e malinconico, con la voce di Damon che riesce a catalizzare su di sé tutta l'attenzione.
Si chiude con il botto di “Atlas air” (presentata qualche mese fa dal vivo come “Marakesh”): Del Naja alla voce, ritmo tirato e suoni psichedelici, oltre sette minuti in cui si balla, si sogna e si perde nettamente il contatto con la realtà.
Insomma, “Heligo land” è proprio un gran disco. Qui dentro ci sono i Massive Attack allo stato puro, le loro origini ed il loro presente, le loro paure e speranze. Ci sono voluti sette anni, è vero, ma si sa che per gustarsi le cose belle bisogna saper aspettare.