«ROOTS - Flo Rida» la recensione di Rockol

Flo Rida - ROOTS - la recensione

Recensione del 08 mag 2009

La recensione

Quando ho messo questo CD nello stereo ed è partito, mi veniva quasi da piangere.
Per un attimo si è stampato nella mente il ricordo della Rap A Lot Records, mitica etichetta South, che negli anni novanta ha sfornato dischi che personalmente mi hanno cambiato la vita. Ascoltando la prima traccia del disco, “Finally here”, le sonorità mi hanno ricordato artisti come Scarface e il cantante Johnny P, e il modo di rappare di Flo Rida è fortemente ispirato a colossi come Twista, Bone Thugs n Harmony. Insomma, non sono poi così vecchio ma quelli sì che erano bei tempi.
Comunque torniamo ad oggi e veniamo a "R.O.O.T.S", il nuovo disco di Flo Rida: alle spalle ha collaborazioni di successo, un mixtape e un disco che ha fatto bei risultati, è un artista nuovo che ha scalato le classifiche con un paio di singoli vincenti. Andando avanti con l’ascolto, vengo smentito subito, altro che anni '90, altro che hip hop canonico. Sono canzoni da ballare, il suono è elettronico, con sfumature, neanche troppo sottili, alla musica dance, casse in quattro, bridge e ritornelli che fanno venire giù il soffitto come in “Jump” con Nelly Furtado o come in “Gotta Get it (Dancer)”.
Il suo modo di fare rap è caratterizzato da una sorta di extra beat rivisitato, più pulito e quindi comprensibile, oppure da parti più intonate come su “Shone” che rappresenta un nuovo modo di fare rime. C’è una grossa ricerca per fare un bel mix di generi e di elementi vincenti della musica rap, pop, dance, come i campionamenti, vedi “Right round” con il campionamento dei Dead or Alive di “You spin me round”, le voci piene di effetti, le strutture delle canzoni più scorrevoli. La scaletta è studiata bene, i pezzi scorrono, i ritornelli sono coinvolgenti: è un album trasversale. I testi – dove lui non è mai troppo invasivo - sono spesso rivolti a ragazze e si respira sempre molta leggerezza; le canzoni a volte sul finale si trasformano, tanto da sembrare suonate al Cocoricò e lui di conseguenza sembra irriconoscibile. Flo Rida non è un genio a fare rap però è bravo a non strafare e questo rende i pezzi estremamente radiofonici come, “Mind On My Money” o come “Available” con Akon. Spesso a farla da padrone è la musica elettronica, con l’artista che passa in secondo piano; non è un protagonista ma un elemento della canzone, della musica e forse questo rende il prodotto vincente, da classifica. I ritornelli sono sempre devastanti e molto lontani dal mondo classico dell’hip hop e quando lui prova a fare il rapper cazzuto si sente che non è proprio il suo vestito migliore, come in “Never”, costruito su un abile gioco di parole: forse il pezzo più riflessivo dell’album, e personalmente ricorda molto un artista rap americano di nome Tela. Poi nella canzone “Sugar” troviamo qualcosa che mai avrei immaginato, a riprova che questo è un disco-dance-fatto-per-un-rapper, ossia il campione di “Blue” dei nostri Eiffel 65 che in America con quel pezzo fecero disastri. Flo Rida qui inizia un po' a stancare, sembra il cugino di Will Smith strafatto di m.d.m.a, dopo una vacanza in Europa; corre e non vede l’ora -come l’ascoltatore, del resto- che arrivi il ritornello. Alla fine dico che è un bel disco, estremamente attuale, uno spaccato della musica hip hop di adesso, un po’ confusa, con tante sonorità, tanti generi. Una confusione però sana, di chi sta gettando le basi per il suono di domani, facendosi domande e dandosi risposte sullo stesso disco. Comunque rischiando e mettendosi in gioco.

(Francesco Nesli Tarducci - www.myspace.com/neslipark)

TRACKLIST

02.
03. Jump
05. Shone
11. Never
12. Sugar
13. Rewind
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