«DAY AND AGE - Killers» la recensione di Rockol

Killers - DAY AND AGE - la recensione

Recensione del 02 dic 2008 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

E' difficile dire se i Killers ci fanno o ci sono. “Day&age”, il loro terzo album di inediti, non svela l'arcano ma qualche indicazione la dà, eccome.
L'album segue, “Hot Fuss” e "Sam's town". Nel 2007 era uscita “Sawdust”, raccolta di rarità e b-sides. Era sopratutto il secondo album ad avere confuso molti ascoltatori: l'esordio era un buon esempio di synth-rock sulla scia di New Order e soci, ma “Sam's town” rivendicava le origini americane della band, citando Springsteen (in salsa electro-kitsch).
Ora i Killers tornano un terreno più congeniale al loro suono ridondante, saturo e divetente: il rock classico a stelle e strisce, diciamolo, non fa per loro. Per capire il nuovo corso del gruppo basta ascoltare il singolo “Human” - qualcuno dice che sembra europop in stile Abba, e non ha tutti i torti. Il fatto è che “Day&age” è una citazione continua, e sulle canzoni dei Killers si potrebbero dire molte cose, tutte sostenibili e argomentabili. Qualcun altro ha detto che la band di Brandon Flowers non ha senso del ridicolo, perché mette assieme cose improbabili, con convinzione, prendendosi sul serio. Vero anche questo, però “Day&age” è un disco comunque più divertente e meno irritante. Certo, se uno sente brani come “Joy ride”, che sta a metà tra Talking Heads e certa disco-trash (sentitevi fiati...), potrebbe anche irritarsi e basta...
Alla fine, “Day&age” è un bel disco, nulla di più, nulla di meno. Sta a metà tra “Hot fuss” (che aveva buoni suoni e buone canzoni) e “Sam's town” (pessimi suoni e basta). L'indicazione che dà è che i Killers ci fanno, si divertono a farlo e si divertono a farci credere che ci credono. Poi dovranno decidersi cosa vogliono fare da grandi, ma questa è un'altra storia.

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