Recensioni / 15 ott 2008

Okkervil River - THE STAND INS - la recensione

Recensione di Giuseppe Fabris
THE STAND INS
Jagjaguwar (CD)
Chi è Bruce Wayne Campbell?
E' questa la domanda che ci si pone dopo il primo ascolto di "The stand ins", nuovo lavoro degli OKkervil River e gemello del precedente "The stage names". Il disco fila liscio, quasi come se lo avessimo ascoltato mille volte, e poi arriva l'ultimo brano "Bruce Wayne Campbell interviewed on the roof of the Chelsea Hotel, 1979": il luogo potrebbe far pensare alla misteriosa morte di Nancy Spungen, la fidanzata di Sid Vicious (avvenuta nel '78), ma in realtà si riferisce proprio ad un'intervista fatta ad uno strano personaggio che è stato uno delle prime star glam-pop dichiaratamente gay.
Per parlare del parallelismo di questi due dischi bisogna partire proprio da questo personaggio morto di Aids nel 1983 (due anni prima della scomparsa di Rock Hudson, colui che è considerato la prima star vittima del virus); la canzone è una lenta ballata interpretata dalla voce commossa tipica di Will Sheff che lentamente accelera mentre il protagonista narrato nel testo della canzone si prepara per il suo ultimo viaggio.
Lo stesso viaggio che compiva John Allyn Smith (alias John Berryman) nella canzone di finale di "The stage names", "John Allyn Smith sails", in cui si narrava il suicidio del poeta americano buttatosi da un ponte. Quella canzone si concludeva con un rimando ad un altro John B, quello cantato nel brano folk tradizionale del 1917 "The John B. Sails" ripreso anche dai Beach Boys in "Sloop John B".
Due brani sulla morte di un'artista, due brani sulla difficoltà di essere un artista, tema che ritorna in entrambi gli album, con spaccati di vita di tour, amori fugaci e perduti: gli Okkervil River che rivolgono lo sguardo al passato (i primi dischi folk, i vecchi compagni di avventura) pensando al futuro (l'addio di un componente storico, una nuova cifra stilistica oramai affermata).
Così, se il precedente album iniziava con un buffo ritratto della loro vita da band di "Our life is not a movie or maybe", in "Loast coastline" Will Sheff canta con lo storico compagno di avventure Jonathan Meiburg (entrato definitivamente nei Shearwater) del tempo passato assieme tra concerti e studio; se "You can hold a man of a rockstar" canzonava le stelle della musica, qui a essere colpito dalla penna di Sheff è un non identificato "Singer-songwriter" fintamente triste e intellettuale.
Questo parallelismo continua nei personaggi narrati (la prostituta Savannah), nelle storie d'amore andate e finite, e nel sound che hanno costruito in questi due ultimi album in cui le loro radici folk si sono fuse con un stile rock più elettrico. Ma a rendere indimenticabili canzoni come la strepitosa "Pop lie" o la disarmante "On tour with Zykos" c'è sempre quel cantautore stralunato di Will Sheff che con la sua voce calda e commossa e i suoi testi tanto poetici quanto lucidi e ironici si dimostra ancora una volta un autore dall'enorme talento che ha voluto suggellare con questi due album e la raccolta di cover distribuita gratuitamente un punto di svolta per la sua band.
Un momento dove rivedere la strada fatta, riconoscere i propri errori e riprendere la strada intrapresa a cuore aperto. Quest'opera doppia ci assicura sul fatto che questo è tutt'altro che un arrivo per gli Okkervil River, ma l'inizio di una carriera luminosa.