«TELL TALE SIGNS - Bob Dylan» la recensione di Rockol

Bob Dylan - TELL TALE SIGNS - la recensione

Recensione del 14 ott 2008

La recensione

Le “Bootleg series” sono state una delle mosse più astute di Bob Dylan: colui che fu di fatto il primo artista pop-rock ad essere oggetto di un album illegale – il mitico “Great white wonder” - è stato anche il primo a legalizzare la diffusione di materiale d'archivio in maniera seriale, ben prima che il digitale rendesse tutto più semplice. E prima che altri colleghi (Springsteen, Young...) ci provassero seriamente.
A dire la verià, dopo i primi tre volumi, raccolti in un box nel 1991, la serie si è un po' persa per strada: i 4 volumi successivi erano concerti, tra cui certo alcuni memorabili, ma tant'è. Questo nuovo volume riporta tutto a casa, per usare una frase di Dylan. Due CD (tre, se siete fortunati a recuperare l'edizione deluxe) di inediti, versioni alternative, brani live. Tutti provengono dall'89 in poi, andando idealmente a completare quanto fornito dai primi tre volumi. La confezione, almeno quella standard - è meno sontuosa del box primigenio, ma per fortuna il contenuto no: un libretto assai dettagliato soddisferà le voglie dei fan più accaniti.
Come sempre, in questi casi, c'è una doppia chiave di lettura: quella dei fan, appunto, e quella dell'ascoltatore comune. Il fan si divertirà a confrontare il materiale con le proprie conoscenze e con le versioni originali. A farla da padrone, in questa raccolta, sono le versioni alternate del periodo “Oh mercy”, il disco che nel 1989 ha rilanciato Dylan grazie alla tormentata collaborazione di Daniel Lanois (e a cui venne dedicato anche diverso spazio nelle “Cronicles”, l'autobiografia pubblicata in Italia da Feltrinelli). Tanto per citare un esempio, canzoni come “Most of the time” dimostrano la tensione creativa di quelle sessioni, con i suoni diversi da quelli poi pubblicati ufficialmente. Inutile entrare nei dettagli: questo è uno di quei dischi da leggere, spulciando tra le note del booklet.
Il secondo livello è quello dell'ascoltatore non specializzato: qua dentro troverà ottima musica, che dimostra come Dylan, dal suo “ritorno” con “Oh mercy”, abbia mantenuto un grande livello non solo dal vivo con il famigerato “Never ending tour”, ma anche in studio. I dischi del cantautore sono usciti un po' a sprazzi, e il libretto ne spiega bene i motivi, senza ricorrere ai soliti stereotipi sull'artista bizzoso. Ma, a parte questo, ciò che dimostra questo box è la grandezza di Dylan anche in questo periodo. Alla faccia del declino: consigliatissimo, a tutti.

(Gianni Sibilla)

la tracklist è reperibile a Questo indirizzo
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