«A LITTLE BIT LONGER - Jonas Brothers» la recensione di Rockol

Jonas Brothers - A LITTLE BIT LONGER - la recensione

Recensione del 01 ott 2008 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

I nuovi Hanson? In America non si fa altro che parlare dei Jonas Brothers. Tre giovani fratelli che fanno musica assieme, una musica indirizzata ai teenager, ma che potrebbe piacere anche ai padri, con i suoi sapori retrò. Proprio come la famiglia di “Mmm bop”.
Dei Jonas Brothers è uscito da poco in Italia il secondo disco, mentre in America siamo già al terzo: “A little bit longer” ha sbancato le classifiche con vendite record già nella prima settimana. Qua c'è lo zampino della Disney, che ha preso sotto tutela il gruppo dopo un inizio alla Columbia. Tutto era nato da Nick, cantante attore prodigio di musical, a cui si sono aggiunti i fratelli quasi per caso: i discografici hanno deciso che funzionavano più come trio. La Disney ha sviluppato il tutto, con una martellante campagna sui suoi famosi programmi TV: Il gruppo è apparso in “Hannah Montana” fino a guadagnarsi un proprio show.
Sono le leggi contemporanee del marketing, ma c'è da dire che i Jonas hanno altre aspirazioni rispetto al pop di Miley Cyrus (l'interprete del famosi telefilm). Certo sono pulitissimi, con un'immagine impeccabile e dichiarano valori solidi, in linea con quelli storici della Disney e in contredendenza con l'apparente trasgressione del rock.
Poi c'è la musica: i tre si scrivono le canzoni da soli, che veleggiano tra il rock (le chitarre elettriche la fanno da padrone) e il teen-punk, melodie orecchiabili e testi politically correct. “A little bit longer” non è un brutto disco, anzi. In giro c'è di molto peggio, e i ragazzi talento ce l'hanno. Però.
Però, musicalmente parlando, è tutto troppo pulito, così tanto da sembrare artefatto: con quelle ripuliture e coloriture elettroniche tipiche da studio di registrazione come il sottofondo di “Pushin me away”, tanto per fare il primo esempio.
Insomma: sono giovani, e dovranno imparare a prendersi un po' più di responsabilità, se mirano a costruirsi una credibilità che sia anche musicale e non solo d'immagine disneyana. In questo sono simili agli Hanson, che pure non avevano questa major alle spalle, ma che hanno inciampato proprio su questo scoglio: essendo cresciuti, hanno provato a fare musica da grandi – neanche malvagia – ma per il pubblico sono rimasti sempre una band di ragazzini.
I Jonas Brothers hanno un sacco di tempo. Vediamo se sapranno crescere e se la Disney avrà voglia di permetterglielo, o se li scaricherà alla prima trasgressione, come è quasi successo con Miley Cyrus.

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