«IN RAINBOWS - DISCBOX - Radiohead» la recensione di Rockol

Radiohead - IN RAINBOWS - DISCBOX - la recensione

Recensione del 30 gen 2008 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

"Amo alla follia la musica pop. Molti grandi compositori si ispirano al folk, io mi ispiro al pop. Non voglio dire che io sono un grande compositore né che il pop è una forma di folk.
Ma di sicuro il pop ha generato un flusso senza fine. Puoi anche costruirti il tuo piccolo stagno, ma se lo stagno non è connesso al fiume, che a sua volta sfocia nell'oceano, prima o poi si asciugherà. Diventerà poco più di una pisciata. E io sono vissuto troppo a lungo per essere felice di una pozzanghera"

(Frase di Robert Wyatt citata recentemente da Thom Yorke)

Dare un valore alla musica.
E' questo l'obbiettivo che si erano prefissati i Radiohead quando, lo scorso ottobre, annunciavano la pubblicazione in download al prezzo scelto dall'acquirente del loro nuovo album "In rainbows".
Una scelta che inizialmente sembrava fatta per parlare di sé, ma che con il tempo è esplosa in mano alle major discografiche con dati di vendita lusinghieri (un milione e mezzo di download ad una media di 6 euro l'uno), il consenso quasi unanime degli artisti internazionali, e le vette delle classifiche di vendita di Stati Uniti, Inghilterra e Italia conquistate grazie al CD pubblicato prima di Natale attraverso diverse etichette indipendenti.
Per venire incontro alle esigenze dei fan la band di Oxford ha inoltre stampato il "Discbox": un cofanetto dalla grafica sontuosa contenente la copia del disco sia in versione CD che vinile e un secondo CD e vinile con brani inediti venduto ad un prezzo ovviamente maggiorato di 40 sterline (circa 54 euro).
Il "Discbox" conferma la teoria che il disco come oggetto artistico musicale e grafico deve avere un valore più o meno alto, mentre dei semplici file MP3 no. Ma aldilà del mero oggetto fisico, la vera ricchezza aggiunta sono i sei brani (più due "spore" semi-strumentali) registrati nella stessa sessione di "In rainbows", ma che i Radiohead hanno preferito inserire solo su un CD separato.
A lungo i fan si sono domandati se questo secondo CD fosse strettamente legato al primo o contenesse solamente le classiche b-side.
La risposta è allo stesso tempo semplice e complicata: nessuna delle due. Se "In rainbows" dopo lunghi ascolti si è rivelato come un album di canzoni pop "semplici", per quanto possano essere semplici i Radiohead, questi sei brani mostrano un altro lato più morboso e strutturato che, probabilmente, non si sposava bene con il tema musicale del disco.
Il secondo CD si apre la spora "MK1" che richiama "Videotape", facendo così da tramite tra i due CD, e introduce "Down is the new up", uno dei brani più belli di questo CD e dell'intera produzione della band: un giro di piano supporta la voce di Yorke impegnata in un'interpretazione quasi teatrale con l'accompagnamento di una maestosa orchestra d'archi. Con questa canzone tornano anche i testi complessi e ossessivi di Yorke che, come in passato, cita Orwell.
Segue la laconica "Go slowly", un brano lento e fin troppo etereo che si concede ben poco all'ascoltatore, mentre "Last flowers" si rivela una splendida ballata per piano e chitarra acustica che mostra tutta la drammaticità della voce di Yorke.
La chitarra di "Up on the ladder" ricorda quella di "I might be wrong", ma in questo caso il brano si sviluppa più lentamente su uno sfondo di riverberi, beat e campionamenti elettronici, mentre "Bangers & mash" esplode con il suo rock compresso e sincopato.
Un'altalena di stili che si chiude con la dolce "4 minute warning". Canzone che mostra ancora una volta come i Radiohead abbiano intenzionalmente voluto fare un album che filasse tutto sul versante più pop della loro ispirazione, lasciando per una volta i colori più scuri del loro arcobaleno in questa raccolta imperfetta, ma affascinante.

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