«PLANET EARTH - Prince» la recensione di Rockol

Prince - PLANET EARTH - la recensione

Recensione del 21 ago 2007 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ci sono artisti che, ad un certo livello, possono fare quasi tutto egregiamente, con il minimo sforzo. Prendete Prince: da tempo ha capito che con i colpi di testa non bisogna esagerare. Meglio allora non forzare la mano con troppa musica, o con idee e nomi troppo astrusi. Insomma, il “folletto di Minneapolis” ha imparato a contenersi, ad accettare qualche compromesso: essere chiamato con il suo nome più famoso – pur continuando ad usare l'impronunciabile simbolo; a non pubblicare troppo materiale o a dirigere le cose più difficili o torrenziali solo ai fan. Ha imparato a gestire meglio i suoi rapporti con la discografia, concedendo i dischi in licenza di volta in volta senza contratti capestro. Il risultato è che da qualche anno Prince è tornato Prince, con dischi più che dignitosi, come questo “Planet earth”, che viene distribuito nuovamente da Sony (che curò “Musicology”), dopo la breve parentesi con Universal per “3121”.
Certo, qualche colpo di testa – o qualche bizzarra trovata di marketing - salta ancora fuori, come l'idea di regalare il disco ai lettori di una rivista inglese, cosa che ha fatto infuriare molti operatori (si dice che svaluti il prodotto. Vero, ma dove erano queste anime candide quando è iniziata la stagione dei concerti gratuiti, però pagati da aziende sponsor?).
Altre idee bizzarre riguardano la copertina tridimensionale (con quella tecnica di sovrapposizione abusatissima negli ultimi tempi, resuscitata dopo essere stata molto di moda negli anni '80) e il fatto che il cd non contiene ne titoli delle canzoni, né testi, che bisogna andarsi a recuperare sul sito dell'artista
Già, qua siamo alla diatriba o alla scusa per fare notizia, ma il disco? Dignitoso, appunto. Da un lato c'è la notizia della ritrovata collaborazione con Sheila E. e Wendy&Lisa. Dall'alltro, “Planet earth” soffre di alti e bassi. Inizia benissimo, con la title track (dai toni un po' profetici ed apocalttici, che fanno parte del personaggio), e con “Guitar”, che insieme agli altri brani veloci (“The one U wanna C”, su tutte) da un tono assai piacevole al disco. Che però cade sulle canzoni più lente, scivolando sul banale in diversi momenti.
Insomma, il massimo risultato con il minimo sforzo. Un disco da consigliare, se vi piace il personaggio e la sua musica, se siete in grado di sopportare qualche caduta di tono.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.