«LA FINESTRA - Negramaro» la recensione di Rockol

Negramaro - LA FINESTRA - la recensione

Recensione del 12 lug 2007

La recensione

Ho ascoltato il presente del pop-rock italiano: il suo nome è Negramaro.
E’ la affermazione più banale che si possa scrivere, dire, pensare ma è anche la affermazione che meglio definisce “La finestra”, il quarto capitolo della storia artistica della band di Lecce. Forti della grande credibilità guadagnata con i precedenti “Negramaro”, “000577” e “Mentre tutto scorre” ma, soprattutto, con travolgenti esibizioni live dove dimostrano di essere una invidiabile macchina da ritmo e melodia, i Negramaro giungono al nuovo esame della loro carriera liberi di scegliersi un luogo come Sausalito, California per la registrazione del nuovo cd.
Il frutto dei tre mesi trascorsi negli studios californiani si apre con “La distrazione” e, immediatamente, si è immersi nelle riflessioni, ora urlate ora sussurrate, di questi sei ragazzi alle prese con la problematica sfera dei delicati rapporti con l’altra metà del cielo. Il viaggio prosegue con “Giuliano poi sta male”, brano che fosse cantato in lingua inglese penseresti sia interpretato dal giovin talento Mika, ma il talento in questione, il Giuliano del titolo della canzone, è sì figlio del Mediterraneo come il libanese, ma ha in uso la lingua italiana. “Parlami d’amore”, il singolo scelto per esordire sul mercato, ha tutte le misure al posto giusto, soprattutto il ritornello “...parlami d’amore se quando nasce un fiore/mi troverai senza parole amore...parlami d’amore se quando muore un fiore/ti troverai senza respiro amore…”. A seguire la tripletta d’apertura, molto tirata e scoppiettante, “Un passo indietro” ha maggiore melodia e richiede all’ascoltatore attenzione per le parole che vengono cantate.
“L’immenso” è un disperato grido d’amore dedicato a “...te che non sei parte dell’immenso/ma è l’immenso che fa parte solo di te” mentre “La finestra”, il brano che intitola il cd, si fa apprezzare per i precisi cambi di ritmo di una band che si muove con grande sincrono e naturalezza assecondando il cantato di Giuliano. Un pianoforte introduce e accompagna gli archi del Solis String Quartet in “Quel posto che non c’è” l’episodio che più ricorda la tradizione dei cantautori italiani dagli anni sessanta in avanti. Anche “Neanche il mare” ha echi che giungono dal passato: una tastiera e una marcetta portano la memoria a ricordare da vicino le colonne sonore della filmografia italiana dei settanta. Il coro dell’Accademia di Santa Cecilia è il tratto distintivo e dona nerbo a “E ruberò per te la Luna”. “Cade la pioggia”, uno dei brani più convincenti dell’album, è una preghiera dedicata a un amore che sfiorisce e il delizioso rapping finale di Jovanotti le aggiunge grande valore. In “Via le mani dagli occhi” i Negramaro danno pieno gas al motore della loro macchina sonora. Giuliano canta “...quanto ti costa dirmi sempre/se poi sempre è una bugia...” in “Una volta tanto (canzone per me)”, brano che funzionerà molto bene dal vivo avendo in sé la grinta della passione così come la dolcezza e la delicatezza dell’amore. Il cd si chiude degnamente con “Tu ricordati di me” e “E’ così”.
Le quattordici canzoni che compongono “La finestra” regalano un’ora di musica quasi perfetta per il progetto e l’intento che i Negramaro si prefigurano: essere il presente del pop-rock italiano.


(Paolo Panzeri)
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